La finanziaria cancella LAquila Protesta a Roma
di Jolanda Bufalinitutti gli articoli dell'autore
I fantasmi della città fantasma si sono raccolti nella piazza del vecchio municipio, fra due giganteschi cumuli di macerie, pallidi come si conviene ai fantasmi, ma anche per il vento freddo che pungea L’Aquila a dicembre. Poco lontano in piazza Duomo apre i battenti la pasticceria “Sorelle Nurzia”. E in piazza Regina Margherita, ai bordi della zona rossa “Io boss”(era l’enoteca trendy della movida notturna aquilana) potrà ospitarvi per un calice di vino dalle 11 alle17 del pomeriggio: voglia di tornare e di ricostruire, anche se gli affari non sono quelli di una volta nella città colpita dalla più immane catastrofe che si ricordi - parole di GuidoBertolaso - «dal terremoto di Messina e Reggio del 1908». Ce la faranno gli aquilani? Interrogativo tanto più angosciante nello scorcio di fine anno che, in Parlamento, corrisponde alla approvazione della legge finanziaria. «Il fatto è - dice Stefania Pezzopane, presidente della Provincia - che l’Aquila nella finanziaria non c’è». «C’è il ponte di Messina - rincara il sindaco Massimo Cialente - ma non c’è l’Aquila». E ci sono le poco rassicuranti parole del ministro dell’Economia «abbiamo già dato anche troppo». Il paradosso, aggiunge Cialente, è che, gli aquilani «pagheranno più tasse di tutti»: l’Irpef già si paga, l’Ici sulla seconda casa, anche se è distrutta, si sta pagando, mettici le tasse 2010 e gli arretrati al 100 per 100. «È disumano, è una vergogna - dice Cialente - in Umbria gli arretrati sono stati spalmati su 12 anni e al 40 %».
Due luoghi simbolo hanno riaperto e il Tg5 ha mandato in onda un servizio dell’inviato Guido Del Turco (figlio di Ottaviano) che ha fatto arrabbiare molte persone: grande festa, la vita riprende nella città del terremoto. Ma la verità è molto più amara: erano 800 gli esercizi commerciali e oggi si contano fra le 300 e le 400 domande di ricollocazione. L’amministrazione in parte sopperisce con licenze provvisorie, per un massimo di 36 mesi, in casette di legno ma tanti chiedono di trasferire la licenza altrove. E scappano le imprese: la Transcom, per esempio, che gestiva il call center di Tele 2, e aveva 520 impiegati in massima parte giovani.Transcom trasferisce le attività a Bari e per quei 520 la prospettiva è la mobilità,comeper l’insieme dei 18mila che oggi sono in cassa integrazione. L’Ospedale lavora a scartamento ridotto, i reparti d’eccellenza, c’era uno dei migliori centri trapianti, se ne vanno. Sull’onda dell’emozione, dopo la tragedia, gli aquilani hanno iscritto i propri bambini a scuola in città, perchè nessuno voleva abbandonarla e ora i bambini fanno anche 100 chilometri ad andare e 100 a tornare.
Sacrifici per la ricostruzione, anche se il fiore all’occhiello di Berlusconi, il progetto C.A.S.E., per il quale ieri Bertolaso ha fatto una sfuriata, denunciando i ritardi delle ditte, prevede alloggi solo per la metà degli aventi diritto, mentre sono almeno seimila le famiglie sfollate. Ricostruzione non vuol dire solo avere un tetto da cui non piova. «Servono i soldi per il rilancio industriale che sono bloccati al Cipe», dice Cialente. E serve il decreto per bloccare le tasse 2010. Bertolaso si dice sicuro: il decreto ci sarà. Ed un decreto per lui molto importante, che dovrebbe sugellare la fine del suo mandato con la creazione dell’Agenzia per la protezione civile. Ma gli amministratori locali hanno il sentore forte di uno scontro all’interno del governo.Nonsolo quelli di centro sinistra. Il presidente della Regione Chiodi (Pdl) da giorni fa anticamera a palazzo Chigi.Eil vicepresidente del consiglio regionale Giorgio De Matteis ironizza: «Bertolaso ha la voce più pesante di Berlusconi e Letta per superare l’ostracismo di Tremonti? ».




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