Dorina Bianchi lascia il Pd «Torno all'Udc, ero un ospite»
di Jolanda Bufalinitutti gli articoli dell'autorePer Dorina Bianchi è il giorno dei bilanci e degli addii, dopo la scelta «sofferta e veloce» di tornare da dove aveva cominciato, nell’Udc di Casini, che si dimostra un «partito moderno». Le dispiace di lasciare Franco Marini e Beppe Fioroni per il quale «nutro amicizia», loro «scommettono in buona fede» e le mancherà l’interlocuzione con gli ex Popolari ma lei è stata folgorata da quella frase di Marini all’Assemblea del Pd, «qui un cattolico si sente ospite». Ecco, riflette ora che è tornata alla casa madre, «io mi sentivo un ospite». Il Pd «si è allontanato dal riformismo, c’è stato uno spostamento a sinistra e verso Di Pietro». E invece è il momento di «fare fronte comune con i cattolici moderati».
Quello che si chiude per l’ormai ex capogruppo Pd in commissione sanità «è stato un anno difficile», durante il quale - nello scontro - «c’è stata anche la capacità di trovare punti in comune». Cita, in questa ricerca di unità, i nomi di Lionello Cosentino e Fiorenza Bassoli ma «certo non la collaborazione di Ignazio Marino». Però non vuole fare polemiche. Il paradosso è: «Non mi sento in polemica con Bersani, sono d’accordo quando dice che un partito diviso non va da nessuna parte, c’è bisogno di dare risposte chiare». Anche se, aggiunge, «non capisco perché le risposte chiare si debbano dare solo sui temi etici, semmai dovrebbe essere il contrario».
Solo che quelle risposte non sono le sue: «Io credo che il Pd possa rafforzare il suo ancoraggio a sinistra e dialogare con i cattolici al di fuori». Un po’ di polemica, però, la fa per spiegare perché se ne va: non le è piaciuta la «virata laicista» di Dario Franceschini e non le è piaciuto che sia andato alla manifestazione viola «facendosi strattonare da Di Pietro». Il Pdl «che ha il sostegno di un terzo degli elettori va sconfitto sul piano delle proposte» e Casini si è dimostrato «maturo e consapevole della necessità di una fase di unità nazionale per affrontare la crisi e la ripresa».




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