Quei reperti archeologici che nessuno ha potuto vedere

di Francesca Ortallitutti gli articoli dell'autore

Il caso dei reperti archeologici scovati a Villa Certosa è strettamente collegato al Segreto di Stato che dal sei maggio 2004 protegge la residenza estiva del premier. Se il segreto di Stato dovesse cadere si potrebbero finalmente visionare i verbali segretati dopo il sopralluogo del marzo del 2005, effettuato dai funzionari della Soprintendenza archeologica di Nuoro e Sassari sotto lo sguardo vigile dell’avvocato Ghedini.Aquanto si è potuto capire, i verbali sono stati segretati non tanto per il valore dei reperti trovati nel parco di Villa Certosa, quanto per gli abusi edilizi (poi sanati grazie alle solite leggi ad hoc) che si stavano realizzando in loco.

REPERTI SENZA VALORE
Così crede Rubens D’Oriano. Il responsabile dell’Ufficio di Olbia della Soprintendenza per i beni archeologici di Sassari e Nuoro, dice anche che se i verbali fossero stati resi pubblici non sarebbe scoppiato il “caso” dei reperti, perché «il materiale trovato non vale neanche l’allestimento di una vetrinetta, è di una banalità totale, niente a che vedere con i Fenici né tantomeno con trenta tombe ». E il sopraluogo del 2005 fu fatto dalla Soprintendenza per accertare che non ci fosse nient’altro. La relazione stilata non è accessibile perché è entrata a far del protocollo riservato o del cosiddetto “registro riservato”. Quello cioè che custodisce dati di natura sensibile o protetti dal segreto d’ufficio che vengono gestiti dalle sfere più alte. Il caso dei reperti scoppia con Patrizia D’Addario che intercetta il premier mentre si vanta del ritrovamento di 30 tombe fenicie nella sua magione. Secondo il fido Ghedini, solo «ossa antiche frammiste a pezzi di ceramica pertinenti ad un’anfora». Rubens D’Oriano allora aveva dichiarato che Ghedini aveva «ritenuto opportuno divulgare notizie segretate, cioè disegretare notizie riservate».

NESSUNA SEGNALAZIONE
Rubens D’Oriano era il dirigente al quale si sarebbe dovuto segnalare il ritrovamento dei reperti ma ha dichiarato che «al suo ufficio non è pervenuta alcuna informazione. A meno che non ci sia qualcosa nel protocollo riservato, che è di competenza del soprintendente». I reperti, secondo D’Oriano, «sono stati consegnati ad un’autorità a ciò preposta e sono quindi custoditi». Villa Certosa, sia che custodisca semplici frammenti o tombe fenicie, è comunque un’area archeologica strappata alla comunità. A questo punto, la fine del segreto di Stato potrebbe restituire anche pezzi di storia.

30 novembre 2009
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