Veronica ha fatto i conti Tre milioni e mezzo al mese il costo del divorzio
di Oreste Pivettatutti gli articoli dell'autore
Ormai nonno plurimo, Silvio Berlusconi si trova nell’antipatica situazione di “amministrare” un nuovo divorzio, il secondo. Ma se con Carla Dall’Oglio, la prima fortunata compagna, andò tutto liscio, in questo caso, lasciando Miriam Bartolini alias Veronica Lario, le cose davanti al giudice apparirebbero soprattutto più costose. Le posizioni sarebbero lontane: Veronica Lario chiederebbe quarantatrè milioni di euro all’anno, cioè tre milioni e mezzo di euro al mese, per sé e per il mantenimento dei tre figlioli come prima e meglio di prima (le esigenze crescono con gli anni), lui sarebbe disposto a concedere duecentomila euro mensili, trattabili fino a trecentomila. Le cifre sono “di stampa”, “anticipate” dal Corriere della Sera. Gli avvocati divorzisti di Berlusconi, che di nome fanno Ghedini Ippolita e Ghedini Vittoria e sono sorelle di Ghedini Niccolò, l’uomo delle leggi ad personam, hanno giudicato che la stampa è malvagia e che certe informazioni «non giovano a una separazione consensuale ». L’avvocato Ippolita Ghedini ha precisato che siamo di fronte a una separazione che va trattata con la riservatezza necessaria, aggiungendo: «… come deve avvenire per tutte le separazioni». Di fronte a questa montagna di quattrini, verrebbe facile la demagogia, ricordare ad esempio che le pensioni minime in Italia sono di neanche seicento euro al mese, che gli “assegni di accompagnamento” (che si danno ad esempio ai nonni del tutto inabili e di scarse entrate) non superano i cinquecento di euro al mese, che con tutti i soldi arretrati e presenti che toccherebbero ai dipendenti di Eutelia non si pagherebbe una mensilità a Veronica Lario. Si potrebbe continuare chiedendosi come potrebbero mai Veronica e i tre figli spendere quei soldi, se avessero mai deciso di accumularli provvedendo al futuro di nipoti e pronipoti. Si dovrebbero, a confronto, commisurare le risorse di papà Silvio, valutato da Fortune come il settantesimo uomopiù ricco al mondo, con un patrimonio secondo il Sole24ore attorno ai sei miliardi di euro. Come li avrà fatti tutti quei soldi? Su questo si stanno interrogando alcuni magistrati, non certo quelli della IX Sezione del Tribunale civile di Milano, che si occupa di divorzi.
Ma il vero dramma è la fine di un sogno d’amore, nato sulla scia di quelle che si sarebbero rivelate l’ossessione di una vita per il nostro premier: le tette. Qualcuno una volta scrisse che se le avesse avute avrebbe fatto pure la ballerina nei suoi show. Questo ci venne risparmiato. Lui non si risparmiò dalla sua mania, che di recente ha ispirato pure uno spot di Le Monde, della serie «il mondo visto da...»: da Berlusconi è un gigantesco seno. Per ragioni di scena questo gli rivelò una sera di quasi trent’anni fa (era il 1980), al teatro Manzoni, Veronica Lario. Che, avviata dalla madre Flora perché facesse la segretaria d’azienda, avvertendo il proprio talento, si dedicò con buoni risultati alla recitazione. Al Manzoni, appena acquistato da Berlusconi per fare un piacere al sindaco socialista Tognoli, per quella recita fatale, andava in scena Il magnifico cornuto, testo di Fernand Crommelynk, attore protagonista Enrico Maria Salerno. Per esigenze di teatro, Veronica Lario scoprì a un certo punto proprio il seno. Berlusconi ne fu rapito e, calato il sipario, si presentò in camerino. Fu l’inizio. Veronica trovò ospitalità nella splendida Villa Borletti di Silvio, davanti al Parco Sempione. Dopo tre anni di clandestinità, Veronica si ritrovò in dolce attesa. Nacque Barbara (nel 1984) e padrino al battesimo fu Bettino Craxi, presidente del Consiglio. S’andò avanti fino al 1985. Allora, l’8 ottobre, Berlusconi e la primamoglie Carla Dall’Oglio salirono le scale del Tribunale di Milano e, dopo vent’anni, sciolsero davanti al giudice il loro vincolo. Per il matrimonio Veronica e Silvio dovettero attendere il 1990. Nel frattempo erano nati anche Eleonora e Luigi. Le nozze si celebrarono a Palazzo Marino, officiante il sindaco socialista Pillitteri, testimoni Anna e Bettino Craxi, Fedele Confalonieri e Gianni Letta. Tutti illusi da una speranza: l’eternità della promessa d’amore. Nella scorsa primavera si giunse al “dunque”: Veronica, offesa dalla così larga e giovanile presenza femminile attorno al marito, dichiarò che Silvio era “un uomo malato”, solo, bisognoso di cure, anticipando il futuro divorzio. Ovviamente tra tanti sentimenti, c’è di mezzo il patrimonio. Veronica lo fece intendere con chiarezza: con Marina e Piersilvio, i figli di Carla Dall’Oglio, ai vertici aziendali, che cosa sarebbe rimasto ai suoi ragazzi? Ovviamente qualcosa resterà anche a loro. Ma chi resterà a Silvio?




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