Le trans: «Abbiamo paura»

di N. B.tutti gli articoli dell'autore

C’è chi piange in via Due Ponti, periferia Nord di Roma, in quel condominio dove la maggioranza degli inquilini è formato da immigrati. Gente che si fa i fatti propri, che non ha problemi a condividere gli spazi con le trans della Cassia. Brenda abitava qui, al numero 180. E qui, tra parabole panni stesi, c’è Barbara in lacrime. È una delle amiche di Brenda, anche lei trans. Non si dà pace ed è certa: «L’hanno uccisa. L’ho vista giovedì, abbiamo bevuto in bicchiere insieme e l’abbiamo lasciata a casa a vedere la tv. Stava male psicologicamente e voleva tornare in Brasile. Qui siamo tutte a rischio, abbiamo paura dei rumeni, né polizia né carabinieri hanno fatto nulla». I rumeni. Barbara non è l’unica a parlarne. Anche Alessia, un’altra trans di via Due Ponti, li tira in ballo. E racconta: «Brenda non ce la faceva più, non riusciva più a lavorare, in strada la riconoscevano, ridevano, la indicavano. Non aveva più pace. Da quando le avevano rubato il telefono aveva paura. Sono stata ascoltata in Questura circa 15 giorni fa - ha raccontato - e mi hanno chiesto se conoscevo un pilota di Formula Uno. Non mi hanno chiesto nulla dell’aggressione subita da Brenda qualche giorno prima, ma mi ricordo che quel pomeriggio le ho portato da mangiare e lei era distrutta. Aveva gli occhi neri e tagli dovunque, mi ha detto che le avevano preso il telefonino,la borsa e che l’avevano picchiata i romeni». Una banda insomma. Alessia, come Barbara, conferma: «Sì, sono in gruppo. Quattro o cinque in tutto, girano da qualche settimana con un’auto blu chiara e ce l’hanno con noi trans. Due mie amiche sono state aggredite a via Flaminia, una è stata prima picchiata poi investita. Probabilmente lavorano per qualcuno». Via Due Ponti non è distante da via Gradoli. Qui abita ancora Natalie, l’altra trans coinvolta nello scandalo Marrazzo. Raggiunta dalle telecamere del Tg2 parla senza problemi «Se credo al suicidio di Brenda? Non lo so. Nessuno sa la verità e io non posso dire una cosa che non so». «Può darsi che si è ammazzata, può darsi che qualcuno... - e si interrompe - Ma questa non è una cosa che mi riguarda, io non c’entro niente, bisogna vedere la perizia». E il secondo video? «Non l’ho visto, sono cose che si dicono in giro, però nessuno sa la verità. Se il secondo video era sul computer di Brenda? Dicono di sì». E continua: «Brenda non era mia amica, la conoscevo perché è brasiliana, come me Se lei si ubriaca come hanno detto la prima volta i giornali quando la polizia l’ha presa è una sua cosa privata. Se lei si droga o se lei è malata sono cose sue. A me non me ne frega. A me importa di me stessa. E adesso vado. No, non in Questura. Ho un appuntamento con il mio avvocato».

21 novembre 2009
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