Abruzzo, Ratzinger manda l'emissario tra i parroci del terremoto
Alle cinque del pomeriggio don Luciano è in macchina tra Bagno e Pianola, frazioni dell’Aquila distrutte dal terremoto con ostie, calici e paramenti sacri. «Me li porto in giro a destra e a sinistra tra una tenda blu e un’altra, per poter dire messa ogni giorno ai miei fedeli. Domenica prossima sarò costretto a dirla per strada, anzi, sarà un bello spettacolo. Posso dirlo? Sì, lo dico: che fregatura, tante promesse, nessuna mantenuta».
Un paio d’ore prima don Ramon, parroco di San Antonio a Pile, sta facendo il muratore della sua chiesa, nel senso tecnico e non spirituale del termine: c’è un tendone di 350 mq da tirar su e mai come da queste parti, di questi tempi, funziona il detto “aiutati che Dio t’aiuta”. «Sono stato fortunato – dice don Ramon – quando ho visto che giustamente sono state messe le case davanti alle chiese ma che poi le chiese avrebbero dovuto aspettare un bel po’, allora mi sono organizzato e arrangiato. La mia è una grossa comunità, ottomila persone. Grazie alla donazione del comune di Roma, tra poco avrò la mia chiesa».
Ci ha provato anche don Giovanni, parroco di Tempera, tutto distrutto, case e chiese, e nulla all’orizzonte. Pur di farsi sentire, il primo novembre si è praticamente dichiarato «morto» per disperazione e lungo le via principale del paese sono comparsi i manifesti delle onoranze funebri con l’annuncio che avrebbe celebrato la messa per i defunti al cimitero. Trovata quasi pirandelliana. Che ha funzionato: adesso don Giovanni ha un fabbricato di lamiera di 12 mq regalato dai privati dove ha potuto organizzare una specie di canonica. «E proprio oggi – racconta speranzoso – hanno cominciato i lavori a una delle mie chiesette». Forse a Natale se la cava.
frammentiFrammenti di sopravvivenza dal fronte della resistenza parrocchiale aquilana. Un fronte silenzioso ma quasi in rivolta che ora è difficile tenere a bada. Manca un mese a Natale e il progetto “A Natale una chiesa per ogni comunità” è un’illusione ottica a cui non credono più i parroci. Figuriamoci i fedeli per cui, al di là della stretta osservanza, in questo mondo di macerie che è L’Aquila dove la chiusura delle tendopoli ha fatto diventare ancora più arduo trovare un bar, un caffè, una piazza, una panchina dove ritrovarsi, anche la chiesa e l’oratorio diventano fondamentali. Il Vaticano è intervenuto inviando all’Aquila una sorta di commissario per l’emergenza...




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