Tre articoli e saltano i processi. L'Anm: "Avrà effetti devastanti"

di Claudia Fusanitutti gli articoli dell'autore

Adesso che è scritta nero su bianco, i dubbi di questa lunga vigilia diventano certezze. Il "processo breve" ideato dall’onorevole avvocato Niccolò Ghedini e presentato ieri mattina al Senato dal capogruppo Gasparri e dal suo vice Quagliariello sarà la rivoluzione, «più devastante» dicono le toghe, che ci sia mai stata nel nostro ordinamento dal dopoguerra a oggi. "Moriranno"  centinaia di migliaia di processi già avviati, tra il 60 e l’80 per cento, dicono le prime stime, di quel milione circa di processi penali pendenti in primo grado. Significa che rischiano di saltare qualcosa come 600 mila procedimenti, altrettanti reati, violenze, ingiustizie che se da una parte salveranno gli imputati, dall’altra lasceranno senza giustizia le vittime di quei reati.

La legge conta tre articoli, il più micidiale è l’ultimo, la norma transitoria che applica la nuova legge ai processi in corso. Con questo testo Ghedini e soci hanno inventato la prescrizione dell’azione penale, cioè del processo, che corre parallela alla prescrizione del reato che va avanti in modo autonomo a partire da quando si compie il reato. La prescrizione del processo invece partirà dal momento in cui è stato disposto il rinvio a giudizio, da quando cioè l’indagato diventa imputato. Ghedini e soci decidono così di dettare i tempi del processo e di bloccarli a sei anni, due anni per il primo grado, due anni per il secondo, due per il terzo. Se in ognuna di questa tre fasi il giudice sfora il limite dei due anni, il processo muore.
Principio più che ragionevole, tante volte ci ha provato anche il centro sinistra, visto che il cancro italiano è la giustizia con un milione e mezzo di processi penali arretrati e tempi di durata per una sentenza definitiva, comprensiva cioè dei tre gradi, che a volte sforano i dieci anni. L’Europa ci chiede di avere tempi certi nei processi, spesso ci punisce con multe milionarie (nella relazione che accompagna il ddl sono indicati le cifre pagate dallo Stato per gli indennizi imposti dalla Corte europea, 14,7 milioni nel 2007, 25 milioni nel 2008, 13,6 milioni nel primo semestre del 2009).

Il problema è la soluzione stessa del problema. A cominciare dai reati a cui si applica per finire ai tempi di applicazione, i processi in corso appunto, passando per gli imputati e le vittime dei reati. Il processo breve si applica subito ai procedimenti di primo grado - ma non a quelli in Appello e in Cassazione - e “solo” ad incensurati e imputati per reati la cui pena massima arriva a dieci anni. Iil 70% dei reati del nostro codice penale ha pene inferiori ai dieci anni. Sono escluse le imputazioni per mafia, terrorismo, i reati associativi, la pornografia minorile, il sequestro di persona, l’incendio, il furto, gli atti persecutori (lo stalking), gli incidenti sul lavoro, gli incidenti stradali, il traffico illecito di rifiuti. Sono esclusi tutti i reati legati all’immigrazione. Significa che tutti i processi per reati contro la pubblica amministrazione, dalla corruzione alla concussione all’abuso, i reati societari e finanziari (non la bancarotta che ha una pena superiore ai 10 anni), ma anche l’usura e l’estorsione avranno la tagliola dei sei anni. Moriranno. Anzi, sono già moribondi perchè iniziati più di due anni fa. Significa che Berlusconi è salvo. E i responsabili del crac Cirio e Parmalat anche. Il clandestino che ha rubato la mela, finirà condannato. La capogruppo del Pd Anna Finocchiaro sbatte contro il muro il fascicolo con il testo di legge: «Oltre che incostituzionale è una norma moralmente inaccettabile». Silvia Della Monica e Gerardo D’Ambrosio(Pd) e Antonio Di Pietro (Idv)lanciano l’allarme per i processi di mafia. Il Senato potrebbe approvare la legge, firmata anche dalla Lega nonostante i proclami di legalità e certezza della pena, anche prima di Natale. Ma sarà battaglia.

12 novembre 2009
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