«Ma coś si rischia di far saltare troppi procedimenti in corso»
di Maria Zegarellitutti gli articoli dell'autore
La definizione «processo breve» di per sé non vuole dire niente se non si interviene in maniera organica su tutta la materia. Il senatorePd Felice Casson aspetta di conoscere nei dettagli l’accordo a cui sono giunti Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sul «nervo scoperto», la giustizia.
Casson, sembra escluso l’accordo sulla prescrizione e i reati tributari. Una buona notizia.
«Mi sarei meravigliato del contrario perché la prescrizione breve così come era stata presentata era una vera e propria amnistia strisciante per decine di migliaia di processi che volevano inserire usando una procedura ordinaria che non viene consentita dalla Costituzione. Diciamo che è stata usata ragionevolezza nell’escluderla ».
Il processo breve, così come annunciato, quali conseguenze si porta dietro?
«È una petizione di principio per certi versi assurda. Tutti vorremmo avere un processo breve ma in questo caso stanno partendo dalla fine, non dall’inizio. Sono necessarie risorse finanziarie dello Stato, si deve dare la possibilità alle strutture giudiziarie, al personale di magistratura e di cancelleria di lavorare e di poter intervenire in maniera ampia. C’è un altro aspetto di cui bisogna tener conto: ci sono normeprocedurali del processo penale e del processo civile che potrebbero consentire un’accelerazione notevole dei tempi e quindi una durata ragionevole del processo».
L’intesa raggiunta prevede sei anni in tutto per i tre gradi di giudizio. Sono pochi?
«Indicare sei anni in tutto per tutti i processi è assurdo».
Quali processi salterebbero nel caso in cui si approvasse una norma del genere?
«Ne cito alcuni: il Petrolchimico di Porto Marghera, quello dell’Eternit in corso a Torino per le centinaia di morti di amianto. O, ancora, il processo Cirio-Parmalat. In tutti questi casi è impossibile chiudere il processo in sei anni perché ci sono indagini estremamente complesse dal punto di vista investigativo e scientifico, proprio perché è necessario accertare le responsabilità, se queste ci sono. Per non parlare poi dei processi ancora più complessi, come quelli che riguardano la criminalità organizzata, il terrorismo, la bancarotta fraudolenta. Ci sono perizie valutarie e bancarie che richiedono a volte oltre un anno: vuol dire che in questo modo si brucia già metà del tempo».
Lei sta dicendo che si rischia di fare tabula rasa. Compresi i processi del premier?
«Credo che una norma del genere, pur essendo processuale, si applichi anche ai procedimenti pendenti dal momento che è una norma a favore del reo. Non farlo potrebbe generare ricorsi alla Corte Costituzionale per disparità di trattamento».
Fini auspica tempi brevi, è probabile si parta dal Senato. Lei cosa prevede?
«Noi abbiamo in corso la discussione generale sul processo penale, c’è un ddl del governo e circa otto dell’opposizione. La discussione è ancora a metà del percorso, ci sono audizioni importanti che dobbiamo fare. Se il Ddl sul processo breve sarà autonomo verrà valutato di conseguenza, se verrà inserito all’interno del calderone del processo penale i tempi saranno lunghi, è una materia complessa sia dal punto di vista tecnico sia da un punto di vista politico dalmomento che bisognerà decidere quale è la politica giudiziaria in questa materia».
Bersani ha detto sì al miglioramento della giustizia, no al blocco del processi.
«Nonc’è una preclusione al confronto, purché la maggioranza metta sul tavolo del proprie proposte, in modo chiaro. Invece continuano a navigare alla cieca. Più di un anno fa abbiamo consegnato ad Alfano un pacchetto di provvedimenti del Pd, ci aveva detto che ci avrebbe risposto: stiamo aspettando».




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