Calearo lascia il Pd
«Quella di Bersani è una moderna socialdemocrazia. E questo progetto è lontano dalla mia storia personale e dalla terra da cui provengo, il Nord est». Massimo Calearo spiega, in un'intervista al Sole 24 Ore, i motivi che l'hanno spinto a lasciare il Partito democratico. «Mi era anche venuta voglia di mollare» la politica, «ma le persone che hanno votato me, dentro il Pd, e per le quali sono un punto di riferimento, mi hanno detto di restare, di rappresentare i loro problemi e le loro istanze che nessuno oggi ascolta», spiega Calearo.
Per il deputato eletto in Veneto, il Pd di Bersani è «una riproposizione, anche se diversa, del vecchio Ulivo». «Io ho manifestato le mie riserve sul progetto del Pd di Bersani prima ancora che lui vincesse le primarie. E sto prendendo le mie decisioni da uomo d'impresa, in tempi stretti. Subito gruppo misto. Lavorando per far nascere un grande partito moderato riformatore».
Calearo ha poi approfondito la sua posizione ai microfoni di Radio24. «Non è nei miei piani passare al centrodestra. Non è quello che debbo fare. Devo stare al centro in maniera riformista, moderata. Magari fra breve mi accorgerò che è un'utopia e questa cosa non esiste». «Non ho mai votato Forza Italia e Lega nella mia vita -spiega-. Molti dicono che sono leghista perchè parlo come mangio. Diamo tempo al tempo». Sull'uscita dal Pd spiega: «Ho scritto a Bersani, che penso sia l'uomo giusto al momento giusto in un progetto che non è più quello di Veltroni. Veltroni mi ha coinvolto in un progetto bipolare di un Pd all'americana che attraverso il patto dei produttori doveva unire una parte della società civile in una nuova avventura. La mia storia, il territorio da cui vengo hanno un progetto diverso da un Pd socialdemocratico moderno che tende a ricostruire l'Ulivo, che è l'idea di Bersani. Penso invece che il Paese abbia bisogno di una nuova forza moderata e riformista che possa attingere consensi anche dagli scontenti del Pdl e della Lega. Questo progetto oggi non c'è e quindi ho deciso di fermarmi al gruppo misto e magari insieme a qualcun altro costruire qualcosa».
Pensa a Rutelli? «Lo conosco poco, però mi sembra che abbia del coraggio. Guardo molto a una persona che conosco di più e che stimo, il presidente del Trentino Dellai o quelli comunque che vengono dal mondo del fare, come Pezzotta, sindacalista ai tempi in cui ero presidente di Federmeccanica. Guardo a quelli che sono prestati alla politica come me».




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