Marrazzo, parte la successione. Il centrodestra: elezioni anticipate
di Mariagrazia Gerinatutti gli articoli dell'autore
La situazione è un po’ brezneviana. Non fosse per le file ai gazebo che, nel caos, ridanno fiato alla speranza, nonostante il calo d’affluenza che colpisce il Lazio. «Effetto Marrazzo? Ma la gente che è venuta a votare è comunque tanta», cerca di volgere al meglio la situazione David Sassoli. «Il nostro nucleo c’è ed è solido, ma certo l’elettorato più vasto che bisogna conquistare per vincere le elezioni è più imprevedibile», ragiona forse con un pensiero alle prossime amministrative che nel Lazio potrebbero vedere lui candidato. Favorito, insieme ad una manciata di nomi che vada Enrico Gasbarra, gradito anche ai cattolici, a Rosy Bindi, donna e simbolo della rivolta morale. Altre primarie in vista. «Perché è giusta ridare la parola agli elettori», dice Morassut. Conpossibili d’ala, che potrebbero riportare sulla scena persino Veltroni o - perché no? - Ignazio Marino. Scenari prematuri, comunque. Con Piero Marrazzo appena uscito di scena. E maggioranza e opposizione che disputano sul suo stato di salute. O, alternativamente, sulla formula utilizzata per consentire comunque alla macchina amministrativa di andare avanti fino alle elezioni già fissate per marzo. «Assenza o impedimento temporaneo e non autosospensione che nella grammatica dello statuto regionale non esiste», scandiscono dal palazzo della Regione Lazio.
CERTIFICATI E IRONIE
«Non abbiamo chiesto noi dimissioni, ma non accettiamo sotterfugi», tuona Gasparri, con incedere minaccioso quanto zoppicante. Una sfida tutta in punta di certificati medici e minacce ai camici bianchi che dovessero firmarli. «Mi sembra di tutta evidenza che il presidente Marrazzo si trovi oggi in una situazione di stress psicofisico tale da non permettergli di svolgere serenamente il proprio lavoro, visto che è stato oggetto di un ricatto spregevole», si adopera a spiegare Esterino Montino, il numero due che da ventiquattr’ore si trova a fare le veci di Marrazzo e da qualche ora in più a sbrogliare la matassa del dopo-scandalo. Ma ce ne è anche per lui. «Al vice Marrazzo e ad altri giungeranno risposte in punta di diritto, sono fuori dalla legalità», minaccia ancora il Pdl, sempre con la voce di Gasparri in testa. Atti, impegni, provvedimenti legislativi - avvertono - verrebbero subito contestati. Mentre anche il Campidoglio, nella gara tutta interna ad An, batte un colpo: «Se Marrazzo ha deciso di tirarsi indietro e passare il timone, bisogna andare ad elezioni, non serve a nessuno allungare il brodo. Non ci può essere una Regione a mezzoservizio», si fa sentire Alemanno. «La Regione Lazio è nel pieno delle sue funzioni istituzionali e amministrative », lo corregge Montino, spiegando, viceversa, cosa succederebbe se si arrestasse di colpo la macchina amministrativa. Stop al reddito garantito, stop ai pagamenti delle aziende sanitaria, stop al trasferimento di fondi allo stesso Comune di Roma. La soluzione trovata dalla maggioranza - spiegano da via Cristoforo Colombo - serve a scongiurare proprio questo scenario, insieme alle elezioni anticipate, almeno fino all’approvazione della finanziaria regionale.




Condividi su: 
















