La Cassazione: «Cč famiglia se cč mutua assistenza»
di Marzio Cencionitutti gli articoli dell'autore
La tutela prevista dal reato di «maltrattamenti in famiglia» si estende anche alla coppia di fatto. E con questa tutela si allarga il concetto di famiglia nella società italiana. C’è un aspetto legale e unosimbolico nella sentenza ribadita ieri dalla Cassazione, che ha confermato la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’appello di Cagliari - sezione distaccata di Sassari - ad un albanese ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, violenza privata e ricettazione. La seconda sezione penale della Suprema Corte ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, ricordando che «ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, non assume alcun rilievo la circostanza che l'azione delittuosa sia commessa ai danni di una personaconvivente “more uxorio”, poiché il richiamo contenuto all'articolo 572 c.p. (inerente il reato in questione) alla famiglia «deve intendersi - spiegano gli ermellini nella sentenza n.40727 - riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita». Un concetto di famiglia più ampio dunque di quanto negato dal parlamento italiano. Devono includersi a pieno titoli tutte le coppie tra le quali «siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo».
IL PASSO AVANTI
Nel giorno in cui in Germania la Corte costituzionale ha messo sullo stesso piano coppie sposate eterosessuali e coppie di conviventi omosessuali, almeno per quanto riguarda le pensioni integrative accantonate per i dipendenti pubblici, l’occasione “italiana” per quella che Livia Turco (Pd) definisce «una grande sentenza» è stata offerta dal ricorso diunextracomunitario originario di Tirana, Ledion T., che dalla Corte d'Appello di Cagliari, nel maggio 2006, era stato condannato adun anno e otto mesi di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia, violenza privata e ricettazione. L’accento sulla famiglia, e lo specifico ricasco penale, erano stati messi in discussione dal ricorso.
PAROLE
La Turco guarda avanti e conviene che «da oggi abbiamo un motivo in più per rivedere la nostra legislazione al fine di superare le discriminazioni sociali e gli atti contro la dignità della persona che avvengano nella famiglia intesa in senso tradizionale, che nessuno vuole mettere in discussione, così come nelle altre forme di convivenza». Che questa novità - così connaturata alla condanna della violenza tout court - sia recepita come«drammatica » da alcuni parlamentari fa effetto. Ecco Luca Volonté, da sempre pasdaran casa e Chiesa, deputato dell’Udc: «Alcuni giudici sono usciti nettamente dal perimetro del dettato costituzionale con una sentenza devastante per la famiglia italiana. La strumentalizzazioneideologica è sotto gli occhi di tutti. Ci auguriamo che essa venga valutata al più presto dagli organi competenti». Per insistere: «La nostra Costituzione e la realtà parlano chiaro: l’unica famiglia è quella società naturale fondata sul matrimonio ».




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