Primarie Pd, il vice di Dario sarà il congolese Touad́
di Mariagrazia Gerinatutti gli articoli dell'autoreLa foto "shock" dell'ultima campagna contro il razzismo e l'omofobia lo ritrae a petto nudo, accanto a Paola Concia, paladina dei diritti di gay e lesbiche. E grande elettrice di Ignazio Marino segretario del Pd.
La foto di giornata, invece, vede Jean Leonard Touadì, il primo deputato nero nella storia della Repubblica italiana, scendere in campo all'ultimo minuto utile, quando la gara è già quasi ai tempi supplementari, accanto al segretario del Pd in carica e in corsa corsa per le primarie. Sarà il numero due del Partito democratico se Franceschini vincerà.
Un annuncio a sopresa. «Sì gliel'ho chiesto anche perché è nero», rivendica con tono di sfida Franceschini. «Il Pd è nato per cambiare il paese e questo richiede scelte coraggiose, come quella di vivere davvero la società multietnica e rompere il legame tra criminalità e immigrazione - spiega il segretario in carica - . Per questo ho chiesto a una persona che è in italia dal 1970, ha tre lauree, ed è parlamentare del pd di essere il mio vicesegretario».
Un numero due che è uno spot dell'altra Italia. Quella che se perde il posto di lavoro si ritrova clandestina e fuori legge. Quella che anche se paga le tasse non conta e non vota. E che però domenica prossima potrà mettersi in coda davanti ai gazebo, mescolarsi al popolo delle primarie, e contare al pari di tutti gli altri elettori del Pd. Come prevede il regolamento del congresso democratico.
Chissà se l'idea a Franceschini è venuta in mente mentre dal Colosseo scendeva giù lungo via dei Fori Imperiali per unirsi alla marea di immigrati che sabato scorso sono scesi in piazza, dando voce e volto al popolo parallelo, senza voto e senza diritti. Una mossa a sorpresa anche quella paretecipazione improvvisata alla manifestazione nazionale contro il razzismo. E anche allora al fianco di Franceschini c'era Touadì.
«Ho sempre evitato di entrare nel gioco che trasforma gli immigrati in folklore ma è chiaro a tutti che non sono nato a Trastevere - risponde sorridendo Jean Leonard Toaudì -. Dal '79 ho fatto una scelta d'amore per l'Italia che non deve temere la novità dell'innesto di culture. Mi sento un privilegiato e accetto la proposta impegnativa e coraggiosa di servire il Pd in un momento così delicato per la democrazia in Italia».
Una "mossa" molto veltroniana quella di indicarlo come numero due del "Pd che vorrei". Era stato infatti proprio l'ex segretario del Pd, nel 2006, a iniziare alla politica Jean Leonard Touadì, docente e giornalista televisivo, chiamandolo a far parte della sua giunta in Campidoglio. A occuparsi di sicurezza e a incarnare anche fisicamente una politica che sapesse tenere insieme legalità e accoglienza. Poi venne l'avventura del Pd. L'ex sindaco di Roma ci si buttò a capofitto. E Jean Leonard con lui. Anche se nel 2007, candidato nella lsita "A sinistra" non fu eletto. Poi, alle politiche del 2008, arrivò la candidatura alla Camera dei deputati (ma come indipendente nelle fila dell'alleato Idv). E con l'elezione, il primo ingresso nella storia della Repubblica di un deputato nero nell'aula di Montecitorio.
Adesso Franceschini, ricalca le orme di Veltroni. E promette che se vincerà le primarie il primo deputato nero della storia della Repubblica sarà il suo vice nel Pd. Scelta a sorpresa, certo. Ma che arriva dopo una serie di gesti e dichiarazioni a difesa degli immigrati, che, sempre più marcate, hanno scandito gli ultimi mesi della sua campagna elettorale.
Frasi, toni, prese di posizione. Fino alla partecipazione sabato scorso alla manifestazione contro il razzismo. In piazza duecentomila persone, migliaia di immigrati, tanti clandestini e tanti che invece vivono qui da dieci, vent'anni. Lavorano. Ma non hanno ancora né cittadinanza né diritto al voto. «Difenderemo la cultura dell'accoglienza anche a costo di essere impopolari», aveva detto allora Franceschini. Mentre il segretario del Prc Paolo Ferrero ero corso a stringergli la mano. Al voto potrebbe aggiungersi anche qualche militante della sinistra che non sta più in parlamento? Chissà.
Certo, la scelta di indicare Touadì come vice in caso di vittoria è una chiamata al voto per i tanti immigrati, che, come nel 2007, da regolamento, domenica potranno mettersi in fila davanti ai gazebo e votare. Un segnale che aprire loro le primarie, come già nel 2007 e nel 2005, quando, nononstante un regolamento più complicato e la necessità per chi non era cittadino italiano di iscriversi nelle liste del Pd, furono in 47mila a rispondere, non è un fatto episodico. Privo di conseguenze. E se questa volta fossero proprio loro a rovesciare la partita?




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