Sandrina e quell'arresto tra i petali di rosa

di Federica Fantozzitutti gli articoli dell'autore

Il mio cuore si è frantumato. Non trovo le parole». Due anni dopo, per Sandra Mastella la giostra giudiziaria ricomincia: dagli arresti domiciliari nella villa di Ceppaloni nel gennaio 2008 all’attuale clamoroso divieto di dimora in Campania.
In mezzo, di tutto: le dimissioni ad alto tasso scenico del marito da Guardasigilli («Scelgo l’amore per la mia famiglia») e il conseguente crollo del governo Prodi, lo sbriciolamento dell’Udeur tra rinfacci e ripicche, le tensioni familiari culminate nella lite con il cognato-sodale Pasquale Giuditta, infine la catarsi nel diario di questa epopea «Non sarò Clemente» suggellato da una grande festa con Gigi D’Alessio al piano ad eseguire «Non mollare», dedicato a lei.

Col senno di poi, quasi un presentimento da brividi. Eppure, ne era uscita. Libera, in sella alla presidenza del consiglio regionale campano (che ora non si sa come riunirà, dal “confino”), indenne persino dal passaggio dell’Udeur all’opposizione di destra: «Lei tanto non vota, è una figura istituzionale». Alessandrina detta Sandra, 55 anni di cui 34 da Lady Mastella. Meglio: «eminenza grigia» del Campanile, come confessava Clemente, pronta per diventare leader di un partito di centro, che l’ondivago Casini stesse attento. Della loro vita di coppia, più soap che leggenda, si sa già tutto. I Mastella’s del Sannio come i Clinton: lei tifa Hillary, a Bill spiegò la dura legge dei rigori durante Italia-Francia. Con Clemente si conoscevano da bambini, lei aspirante missionaria, lui leader in erba già sul campetto di calcio. Poi l’emigrazione a Oyster Bay, tra ghiaccioli e addobbi natalizi; il fidanzamento con fedina di zaffiri quando lui, in viaggio di laurea negli States, si dichiarò.

Così Sandrina l’Americana divenne la metà di un inossidabile sodalizio politico-familiare. Lui fuoco, lei terra. Tailleur post Chanel, pettinatura vaporosa e trucco impeccabile, sempre in prima fila alla Festa di Telese. Organizza kermesse enogastronomiche tra Capri e Benevento («È la città più centrale del Sud, ha l’autostrada e la Tav ad Afragola»), e scala i vertici della Croce Rossa. Poi l’elezione nel listino bloccato di Bassolino e, dal 2005, la guida del parlamentino regionale. Esordio rovente con l’aumento delle commissioni e la passione per il Columbus Day. Da vera lady non se ne cura: brinda a champagne millesimato quando il suo candidato sindaco strappa Benevento a 13 anni di dominio del polo, delibera il capitolato per «la manutenzione delle essenze ornamentali, innaffiamento e lucidatura» di kenzie e filodendri nel Palazzo della Regione.
Quel freddo gennaio 2008 è il primo caso di arresti tramutati in festa. Un happening giudiziario: fiaccolate, petali di rosa sulla macchina di ritorno dall’interrogatorio processione di battesimati e cresimati da San Clemente, tè caldo e wafer offerti a giornalisti e curiosi fuori dal cancello, raccolta firme sotto il gazebo bianco sporcato dalla pioggia.

Poi, il purgatorio: libera sì, ma più sola e più dura. Lo racconta a Panorama: gli invitati da mille sono passati a venti, alla tintoria che chiama «signora, la roba è pronta» dice a muso duro «specifichi che sono pantaloni». Fortunata, eppure: «Un matrimonio che funziona ancora». Clemente, raggiunto dalla notizia a Strasburgo, ha subito digitato un sms: «Non mollare».

22 ottobre 2009
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