Niente più star, le liste puntano sul territorio
di Andrea Carugatitutti gli articoli dell'autore
Impossibile trovare nelle liste Pd la ridda di star e volti noti che caratterizzarono le primarie 2007,. Quest’annol’austerity è piombata sulla competizione, quasi a segnare plasticamente la fine di un’epoca. L’altra volta Veltroni aveva schierato un’esercito di vip, da Ettore Scola a Ferzan Ozpetek, da Massimo Ghini a Carlo Lizzani, Mimmo Calopresti, Fiorella Mannoia, Gigi Proietti, Roberto Vecchioni. Anche gli sfidanti si erano dati da fare, bei nomi dell’università e delle professioni per Letta, manager,editrici e intellettuali come Paola Gaiotti De Biase per la Bindi. Stavolta niente, o quasi. Non solo perché nella “bocciofila” di Bersani sono abbastanza allergici alla “polvere di stelle”. Il fatto è che l’assemblea da eleggere non è più costituente, e il regolamento prevede che i candidati debbano avere la tessera Pd in tasca. E così uno dei pochissimi vip “sopravvissuti” è Simona Marchini, candidata per Marino a Roma.Per il resto le liste, compilate regione per regione, («Basta decisionida Roma»,spiegano gli uomini di «Dario»), sono composte da uno stuolo di nomi oscuri alla ribalta nazionale, ma (giura chi li ha scelti) fortemente radicati nei loro territori.
Fra Bersani e Franceschini è una vera e propria gara a schierare giovani amministratori locali, con «Dario» che però si è concesso una lista tutta fuori dall’apparato,promossa datre acchiappa- voti come David Sassoli, Debora Serracchiani e Rita Borsellino. Bersani risponde con una mezza dozzina di governatori, compresi i Loiero e i Bassolino che fanno gridare allo scandalo le truppe di «Dario». E ancora, i sindaci “di frontiera” in terra leghista, Flavio Zanonato di Padova e Achille Variati di Vicenza. E si concede anche un nome storico della sinistra come Alfredo Reichlin, capolista a Bari. In Puglia anche Enrico Panini, altro nome di peso della segreteria Cgil oltre a Susanna Camusso e Agostino Megale (in lista in Piemonte c’è anche Fausto Durante della Fiom). Ma l’ex ministro punta soprattutto su quelli che, in carne e ossa, rappresentano la sua idea di rinnovamento dal basso. In Emilia Romagna 8 capilista donna sotto i 40 anni, compresa la studentessa Elisa Sangiorgi che a Ravenna corre davanti a Vasco Errani. A Rimini c’è la ventenne Martina Benvenuti, a Forlì Elisa Deo, 27 anni. Un’altra ragazza è capolista a Bergamo,Silvia Gadda, segretario lombardo dei giovani democratici. Nel Trevigiano una pattuglia di donne-sindaco, capitanata da Laura Puppato di Montebelluna.
IL MIX DI FRANCESCHINI
Franceschini risponde con un «mix», come spiegano i suoi, tra rinnovamento e mescolamento di culture, che è un po’ la chiave con cui la mozione vuole distinguersi. E così a Milano ci sono una storica femminista come Eva Cantarella e una cattolica democratica come Patrizia Toia. A Roma Jean Leonard Touadì e Furio Colombo, asottolineare «l’impegno per l’integrazione e la difesa della libertà di stampa». In lista Lorenzo Guzzelloni, che ha da poco strappato il comune di Novate milanese al centrodestra, e Marina Accorsi, giovane consigliere comunale a Bologna. A Prato un under 30, Gabriele Alberti, a Caserta la ventenneIlaria Taffuri. Alla fine la lista con più volti noti “non” politici è quella dell’outsider Ignazio Marino, che schiera l’attore Ivano Marescotti a Ravenna (ma ci sono polemiche degli esponenti locali che si sentono scavalcati), il maestro di strada Marco Rossi Doria a Mantova, Pietro Ichino a Milano, Beniamino Lapadula a Ferrara, Mina Welby a Roma e Renato Nicolini a Reggio Calabria. Sui rinnovamento, le truppe di Marino non temono sfide: non foss’altro che la sua candidatura è stata sponsorizzata dal gruppo dei giovani “piombini”, da Civati a Scalfarotto e Gozi, tutti candidati. Si sgonfia, infine, il caso Bindi. L’ex ministro, poco entusiasta della candidatura come capolista a Milano, aveva pensato di rinunciare al collegio. Alla fine ha deciso di accettare.




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