Franceschini: alle Primarie per rafforzare l’opposizione

di Simone Collinitutti gli articoli dell'autore

«La partecipazione è indispensabile in un momento così difficile». Dario Franceschinichiama a raccolta il popolo dei democratici. Le primarie del 25, dice, serviranno sì a decidere chi sarà il nuovo segretario del Pd, ma anche a rafforzare l’opposizione e a dare un messaggio netto a Berlusconi. Il momento è «difficile» perché ora non c’è soltanto una crisi economica che pesa su famiglie e imprese. «La qualità della nostra democrazia è insidiata da tentazioni autoritarie e da parole e attacchi volgari e vergognosi a chi difende soltanto la Costituzione», dice il leader del Pd mentre ancora non si spengono le polemiche seguite alla bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta. Perché se pure per il Pdè sbagliato chiedere ora le dimissioni del presidente del Consiglio, comefanno invece Di Pietro e la sinistra extraparlamentare, per Franceschini è però certo unfatto: «Più italiani verranno nelle piazze e nei circoli il 25ottobre, più italiani verranno quel giorno a votare alle primarie per scegliere il segretario del partito, più forte sarà la nostra opposizione, più forti saremo tutti insieme per respingere gli attacchi vergognosi alla nostra Costituzione». Sono tutti passaggi inseriti all’ultimo momento da Franceschini in un discorso scritto alcuni giorni fa. Il leader del Pd arriva a Pollenzo, in provincia di Cuneo, per il quarto dei suoi «10 discorsi agli italiani». Qui è nata 5 anni fa la prima università al mondo totalmente dedicata alla gastronomia. L’intuizione, fortunata visto il numero di iscrizioni di studenti provenienti dai cinque continenti, è di Carlin Petrini, inventore dello Slow Food, di Terra Madre, della Banca del vino. Oggi è in corso un altro congresso, e mentre Franceschini incassa il sostegno di Petrini, il candidato segretario del Pd parla dei talenti, delle eccellenze italiane che sono una «dote da far fruttare» e che invece troppo spesso non vengono valorizzate e sviluppate perché «non abbiamo le politiche, o abbiamo le politiche sbagliate», perché è dominante «una politica che rinunciando di fatto a governare i processi finisce per assecondare i vizi più profondi di questo paese».

DOBBIAMO CAMBIARE
La sua è una critica alla destra che «ha occupato il potere e lo ha usato semplicemente per fare in modo che nulla cambiasse», è un attacco a chi va avanti a colpi di «condoni, proroghe, scudi fiscali».Manon solo: «Perché se è vero che c’è stata una politica cattiva, che ha viziato e incoraggiato gli istinti peggiori di questo paese, è anche vero che l’alternativa è stata debole, inadeguata». Propriocome a inizio settimana, da Genova, aveva denunciato una timidezza del Pd a proporre sull’immigrazione posizioni antitetiche a quelle della destra, ora Franceschini critica il fatto che «per troppo tempo ci è sembrata estranea alla nostra cultura politica la parola merito»: «Abbiamo sbagliato». Se il Pd si candida a cambiare il paese, è il senso del suo discorso, deve cambiare per prima cosa la propria politica: «Dobbiamo cambiare noi, deve cambiare il rapporto con la società».A cominciare dal maggior peso da dare ad «apertura, coinvolgimento». Partecipazione, appunto. Che se il 25 sarà alta, ritiene Franceschini pensando in questo caso al confronto interno, potrà ribaltare il risultato in favore di Bersani decretato dai congressi di circolo. Per l’attuale leader del Pd non è preoccupante il distacco di 18 punti percentuali deciso dagli iscritti. Né si preoccupa troppo del fatto che personalità fino all’altro ieri non schierate (da Chiti a Finocchiaro, passando per Andrea Orlando, Sircana e Zingaretti) abbiano ora dichiarato il loro appoggio per Bersani. È invece convinto che il fronte pro-Bersani ieri abbia commesso un passo falso: non appena i collaboratori gli riferiscono che Follini si è detto favorevole a un confronto per ripristinare l’immunità parlamentare, digita su Tweeter: «No, mai».

10 ottobre 2009
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