Scudo, supplemento d'indagine per gli assenti al voto
di Mariagrazia Gerinatutti gli articoli dell'autore
«Come va?», gli domandano i colleghi. «Eh, sono ancora un po' provato dall'intervento», risponde D'Antoni, tornato in aula dopo l'assenza forzata dei giorni scorsi. «Mi è capitato tutto proprio nella settimana delle votazioni, vai a sapere che si scatenava questo putiferio». Sui divani del transatlantico, un altro dei ventidue assenti che hanno fatto tremare il gruppo Pd, Dario Ginefra, cerca di scuotersi di dosso l'onta, tornando alla sua vita di giovane parlamentare barese. «Sapete come si dice dalle mie parti?», si lamenta con gli amici, «cane mazzo», spiega per dire che la croce è caduta addosso a lui, e agli altri, ma il problema è come è stata gestita tutta la vicenda. «Il mio capogruppo ha detto che si vergogna degli assenteisti e nel conto sui giornali sono finito anche io che stavo male: ma se la parola vergogna non è stata usata nemmeno per Tedesco e Frisullo! Sono sempre in aula, ho il 90% delle presenze (il 93,7% in realtà secondo le statistiche della Camera ndr), per una volta che mi viene la febbre a 39° e sto a casa finisco nella gogna...».
Ecco, questi più o meno erano gli umori nell'attesa che il direttivo, convocato per oggi presso il gruppo dei deputati Pd, emettesse il verdetto sui ventidue deputati del Pd assenti in aula venerdì scorso quando lo scudo fiscale è passato con appena venti voti di scarto.
Verdetto evitato, per ora. Perché nonostante un dibattito fiume, durato ben tre ore, il direttivo Pd non ha preso alcuna decisione su chi dei ventidue verrà sanzionato e chi no. Tutto rimesso nelle mani della presidenza del gruppo, che a maggior garanzia degli "imputati" conderà loro il contraddittorio.
L'istruttoria, così l'ha chiamata lo stesso presidente del gruppo Antonello Soro, che dalla seduta del direttivo - allargata anche alla vicepresidente della Camera Rosy Bindi, al questore d'Aula e ai capigruppo delle varie Commissioni - esce in veste assolutamente garantista.
Sarà la presidenza del gruppo ad aprirla, convocando uno per uno i singoli deputati a cui è concesso dunque un supplemento di tempo. «Pene corporali ancora non le abbiamo previste», si schermisce Soro, che a mitigare con l'ironia lo sdegno che ha colpito nei giorni scorsi uno per uno i ventidue deputati assenteisti. «A seguito della pubblicazione sulla stampa del mio nome tra gli assenti alla votazione sullo scudo fiscale, ho subito minacce verbali e fisiche, sabato alla manifestazione sulla libertà di stampa hanno preso d'assalto la mia auto, ieri a piazza Venezia hanno preso a calci la mia carrozzina. Io ho presentato un certificato medico, stavo male, chiedo un minimo di tutela», denuncia intanto in aula la deputata Ileana Argentin, anche lei finita nella lista dei ventidue.
«Non siamo né in regime militare né siamo un tribunale sommario, sapremo distinguere i comportamenti caso per caso», recita in risposta la linea decisa dal direttivo.
L'esame non riguarderà gli assenti alla votazione delle pregiudiziali di Costituzionalità «perché non era pensabile battere il governo martedì» e quindi non erano stati inviati i messaggi di warning. Quanto agli assenti di venerdì, in undici hanno già presentato il certificato medico. E quello fa fede: «Non vado a sindacare, sono un medico dermatologo, non un medico legale», si schermisce Soro. Gli altri hanno ancora qualche giorno per fornire la loro spiegazione. «È ovvio che presentare adesso certificati medici sarebbe sospetto», aggiunge Soro.
Chi non riuscirà a convincere la presidenza, dovrà accettare le sanzioni del caso. Quali? Richiamo orale, se il deputato assente potrà vantare almeno qualche attenuante, richiamo scritto, se le attenuanti sono meno convincenti, sospensione, nei casi più gravi. Moralmente una macchia nella carriera del deputato, ma che concretamente comporta solo una temporanea esclusione dall'"attività del gruppo". Era stata presa in considerazione anche l'espulsione. Ma solo per il “recordman dell'assenteismo” Antonio Gaglione, che però ha anticipato le decisioni del direttivo lasciando il gruppo. «In realtà la giusta conseguenza del suo comportamento dovrebbero essere le dimissioni dal parlamento, per rispetto degli elettori del Pd che l'hanno votato», spiega Soro, che ne chiederà la cancellazione dall'anagrafe degli iscritti Pd. «Lo avevamo sollecitato personalmente più volte a presenziare al voto, pensavamo di chiedere in modo bonario le sue dimissioni», aggiunge. Poi più gli eventi, come si sa, sono precipitati.
In attesa delle sanzioni, comunque, il vero "processato" in realtà sembra Soro, costretto a difendere con i numeri l'operato del gruppo. E il suo, ovviamente. Su cui sia D'Alema che Rutelli hanno esplicitamente avanzato qualche dubbio. «Venerdì scorso il Pd ha votato con una percentuale di presenti pari al 90%, nel corso di questa legislatura il tasso di partecipazione attiva al voto del gruppo Pd è stata la più alta di tutta l'assemblea, pari al 79%», comincia quindi a snocciolare dati Soro. Quella dell'Idv, aggiunge, "tanto per dare un termine di paragone", è pari al 70%. Addirittura il primo capogruppo del Pd è andato a ripescare le statistiche dei Ds (75%), quelle dei Progressisti (68%) e a ritroso persino quelle del Pci (75%). «Altro che gruppo di assenteisti», suggerisce, cercando di ristabilre l'onore del gruppo. E anche rispetto alla vicenda dello scudo fiscale, prova a rivendicare: «Abbiamo evitato che sull'approvazione calasse la ghigliottina, abbiamo fatto duecento interventi costringendo i deputati del Pdl a disfare le valigie per tornare in Aula venerdì...». Infine: «Dopo l'andamento del voto per le pregiudiziali di Costituzionalità, non abbiamo sottovalutato l'opportunità di battere il governo durante le votazioni di venerdì», assicura Soro. Anche se i tecnici del gruppo continuano a spiegare che il Pdl ci avrebbe messo un minuto a far scendere presidenti e sottosegretari in Aula per votare. «Abbiamo sollecitato la presenza dei nostri deputati..», assicura Soro.
Alla fine però in aula lo scudo è passato per venti voti e i soli assenti del Pd erano 22 (più 1 dell'Idv e 6 dell'Udc). E sono numeri anche quelli: «Ma è segno del declino politico che stiamo vivendo se i riflettori vengono spenti sul concreto del provvedimento e accesi sull'opposizione», insiste Soro correggendo quel «mi vergogno» registrato a caldo da Repubblica, dopo la debacle di venerdì scorso. «Ma io quella cosa non l'ho mai detta, sono amareggiato se mai ma è chi ha fatto e votato questa legge che si deve vergognare non chi l'ha contrastata, noi abbiamo fatto tutto il possibile ma non potevamo sovvertire il risultato elettorale».




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