Verso il congresso Pd. Penati "sfiducia" Franceschini. Salta la segreteria, Bersani frena
di Simone Collinitutti gli articoli dell'autore
Il clima rimane infuocato per tutta la giornata, e sebbene in serata Franceschini parli di «incidente chiuso», sebbene Bersani garantisca al segretario «piena collaborazione», i sospetti reciproci rimangono e la vicenda lascia strascichi che rischiano di condizionare nelle prossime settimane la vita del Pd.
Succede che Filippo Penati legge i risultati dei congressi di circolo che si chiudono oggi (il dato provvisorio dà Bersani al 54-55%, Franceschini al 37-38% e Marino all’8%) e con i giornalisti che gli chiedono un commento si lascia andare a questa considerazione: «Fino alle primarie Franceschini di fatto non è più il segretario perché non ha ottenuto il consenso da parte di due terzi del partito che sta gestendo».
La cosa arriva alle orecchie del segretario, che non la prende bene. Anche perché il coordinatore della mozione Bersani, nel rispondere alle critiche che gli piovono immediatamente addosso dal fronte pro-Franceschini, aggiunge che a questo punto servirebbe una «gestione collegiale» del partito. Il leader del Pd, che è a Caorso per un’iniziativa contro il nucleare, prima telefona sia a Bersani che a Massimo D’Alema per chiedere una presa di distanza dalle parole di Penati, poi sconvoca la segreteria fissata in agenda per oggi.
Da luglio, cioè da quando sono state formalizzate le candidature alla segreteria del partito, quest’organismo è allargato anche a Bersani (che però non ha mai partecipato, mandando al suo posto proprio Penati) e Marino. «Non sarà una gestione collegiale, ma certo è una gestione condivisa», si lamenta Franceschini con i suoi. «Tutto quello che si è fatto fin qui è stato deciso insieme. C’è una strumentalizzazione fatta per delegittimare il segretario. Se loro non riconoscono che c’è una gestione condivisa, allora io quell’organismo non lo riunisco». E così è. Non c’è solo quel «non è più il segretario» di Penati a suscitare l’irritazione di Franceschini.
C’è anche il sospetto che dal fronte bersaniano si lavori da qui al 25 ottobre per svuotare il significato delle primarie. Lo dice apertamente Piero Fassino, che accusa Penati di «minare l’unità del partito». Per il coordinatore della mozione Franceschini, Penati sta cercando di «condizionare pesantemente le primarie facendo credere che gli elettori siano chiamati a nulla più che una ratifica formale dell’esito dei congressi». Un messaggio rivolto non solo alla persona ma all’intero schieramento, a cui fanno eco le parole di Marino: «Se Bersani pensa di essere il segretario del partito perché arrivare fino al 25 ottobre? Se pensa che il segretario sia già stato eletto con il voto dei circoli è grave, soprattutto perché offende il popolo delle primarie».
Bersani non ci sta a passare per quello contrario alla consultazione allargata a tutti gli elettori del Pd. Quando Franceschini lo chiama al telefono, ascolta il suo sfogo: «Le regole le abbiamo decise insieme, il segretario resta in carica fino alle primarie, ma parole come quelle di Penati di fatto delegittimano il ruolo che ho cercato di svolgere garantendo tutti». Poi da un lato lo rassicura sul fatto che nessuno intende spodestarlo prima del 25 ottobre, dall’altro difende il ruolo degli iscritti perché non gli piace sintir dire che tutto si decide ai gazebo e quanto avvenuto fin qui non merita considerazione.
Diffonde una nota piuttosto esplicita: «Franceschini, come è ovvio e come è giusto, è a pieno titolo il segretario del Pd così come prevede lo statuto, e ha la nostra piena collaborazione come è stato fin qui». Poi: «Ci auguriamo tutti che le primarie abbiano un grande successo di partecipazione, così come è stato per la fase dei congressi di circolo». Parole a cui aggiunge però, a voce, che quella scoppiata è «una colossale tempesta in un bicchier d’acqua», che «non bisogna sottovalutare il ruolo degli iscritti» e che lui non ha «alcuna preoccupazione per le primarie, visto che non c’è una differenza antropologica tra iscritti ed elettori».
Un discorso che fa anche D’Alema, ripetendo in pubblico e in privato, con Franceschini, che «non c’è nessun motivo di polemizzare» e che nessuno intende «mettere in discussione» il ruolo del segretario: «Lavoreremo perché alle primarie ci sia una grande partecipazione a conferma della vitalità del Pd, ma anche l’impegno e l’indicazione della maggioranza assoluta degli iscritti vanno rispettati».




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