Istruttoria del governo contro Annozero: «Valuteremo sanzioni»

Fa ancora discutere la prima puntata di Annozero. Il governo, per mano del viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, ha comunicato di avere aperto «una fase istruttoria ai sensi dell'art. 39 del contratto di servizio, in base al quale il ministero ha l'obbligo di curare la corretta attuazione del contratto stesso.

Dario Franceschini, segretario del Pd, subito attacca: «È un atto assolutamente anomalo, perchè esiste una commissione parlamentare di vigilanza che ha il compito di controllare il servizio pubblico». Dunque, «è un altro pezzo della strategia di intimidazione contro la stampa libera». Per Franceschini, oggi le «libertà non sono messe in discussione come 80 anni fa: si salvaguardano dal punto di vista formale e si svuotano da quello sostanziale».

Il potere di verifica previsto da tale articolo 39 "consente al ministero di chiedere in qualsiasi momento alla Rai informazioni, dati e documenti utili si terrà un incontro fra ministero e i vertici Rai». Al termine di tale procedura - spiega una nota del ministero -, in virtù del potere d'impulso conferito dalla legge al ministero, si valuterà se richiedere l'intervento dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per l'applicazione delle sanzioni previste, ai sensi dell'art 48 del Testo unico della radiotelevisione, in caso di violazione degli obblighi di servizio imposti alla Rai. Sanzioni che possono arrivare fino ad un 3 per cento del fatturato dell'azienda».

Ieri il ministro Scajola aveva minacciato: «È ora di finirla. È l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie. Convocherò presto i vertici Rai. La tv non può sostituire le aule dei tribunali, quando la magistratura non ha rilevato alcun elemento per aprire inchieste sul presidente del Consiglio».

Le reazioni. Il contratto non dà diritto a intervenire sulle linee editoriali, ribatte l’ex ministro Gentiloni, Pd: «L’intervento censorio di Scajola è fuori legge». Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli parla di «pericoloso precedente» e sottolinea: «Organismi propri di controllo e di intervento in materia di trasmissione televisive del servizio pubblico sono altre: Commissione parlamentare di vigilanza e Agcom». Secondo Massimo D'Alema l'intervento del ministro Scajola «è del tutto inopportuno» e conferma «l'atteggiamento di intolleranza da parte del governo o almeno di alcune sue personalità verso la libertà di informazione». Critica anche l'Udc: «Quello di Scajola è un evidente infortunio istituzionale dovuto all'eccesso di zelo verso il presidente del Consiglio». Di diverso avviso il presidente del Senato, Renato Schifani: «Niente gossip e niente cattivo gusto sulla Rai: mi preoccupa che l'imbarbarimento della politica si stia spostando anche sul mezzo televisivo».

27 settembre 2009
  • Condividi su:Condividi su: 
  •  Facebook
  •  Twitter
  •  Myspace
  •  Google
  •  Delicious
  •  Digg
  •  Linkedin
  •  Reddit
  •  Ok Notizie
  •  Blinklist
  •  Zic Zac
  •  Technorati
  •  Live
  •  Yahoo
  •  Segnalo
  •  Up News
--------------------------------------------------------------------------------------------------------