«Troppo potere nelle mani del Cavaliere»
di Umberto De Giovannangelitutti gli articoli dell'autore
Sì, siamo stati contattati da Mediaset. Abbiamo parlato con loro come con altri. Abbiamo ascoltato le loro proposte, i loro progetti, ma da qui a parlare di trattative ce ne corre...». L’aggancio c’è stato - come aveva anticipato il nostro giornale il 28 agosto - ma la «corte» del Cavalier Caudillo non è andata a buon fine (per lui). È ciò che rivela a l’Unità, Juan Luis Cebriàn, Direttore esecutivo del Gruppo Prisa, una potenza editoriale. Prisa, oltre a essere l’editore del primo quotidiano spagnolo El Pais e della radio più ascoltata, Cadena Ser , ha un impero che dalla Spagna si estende al Portogallo, all’America Latina, agli Stati Uniti. La società detiene anche una partecipazione del 15% nel giornale francese Le Monde. A Roma per l’incontro della Giuria Internazionale del Mediterranean Journalist Award 2009, Cebriàn non si sottrae alle domande più scottanti sul rapporto tra potere politico e stampa. Con un «convitato di pietra»: il Cavaliere Caudillo.
In Italia molto si è discusso del recente incontro alla Maddalena tra Silvio Berlusconi e il suo omologo spagnolo, Luis Zapatero. A suscitare polemiche è stata la risposta del Cavaliere alla domanda del corrispondente del Pais. Cosa pensa di questa vicenda e più in generale del rapporto in Italia tra potere politico e giornalismo libero?
«Il potere politico è sempre in tensione, se non in aperto conflitto, con la stampa e i mezzi di comunicazione in tutte le democrazie. Difendere l’indipendenza dei media non è facile, ma è la nostra ragion d’essere...».
Un discorso che vale per la Spagna, la Francia, la Gran Bretagna, la Germania...E l’Italia?
«Beh, c’è da dire che la situazione in Italia è un po’ più “strana”, anomala rispetto alle altre democrazie europee, perché da voi il premier detiene, come imprenditore, personalmente, importanti mezzi di comunicazione - Tv e carta stampata - e in quanto primo ministro esercita un controllo, un potere sui media pubblici. I leader politici guardano spesso con diffidenza la stampa perché pensano che sia ingiusta, pregiudizialmente ostile, eccessivamente critica, parca di elogi. Bisogna sempre difendere la libertà di stampa, perché l’indipendenza dell’informazione è un contrappeso decisivo, vitale, per ogni sistema democratico».
Zapatero, nel suo incontro con Berlusconi, è stato un pugnace difensore di questa libertà di stampa. O no?«Zapatero non ha detto nulla. Ha dichiarato che si asteneva per “cortesia istituzionale”...Vede, io sono giornalista da 48 anni, e da tempo non mi sorprendo più di fronte a governanti che, in Spagna come in Italia, vogliano sempre controllare i mezzi di comunicazione. Dobbiamo difenderci da questi “appetiti”. Sempre, ovunque e con chiunque».
Nelle scorse settimane, molto si è parlato, e speculato, su una trattativa aperta tra Mediaset e il Gruppo Prisa. di cui lei è Direttore esecutivo. Come stanno realmente le cose? A che punto è questa joint venture?
«Non c’è una joint venture. L’unica cosa che c’è, è una nuova legge in Spagna che prevede la possibilità di fare fusioni o collaborazioni fra differenti reti televisive: rappresentanti di Telecinco (la tv spagnola controllata da Mediaset) ci hanno contattato per vedere se era possibile fare qualcosa insieme. Ma non ci sono vere e proprie trattative in corso. È un desiderio di Telecinco, ma trattativa è ben altra cosa. Abbiamo parlato con tutti quelli che ci hanno cercato, ma noi non abbiamo cercato nessuno. A tutti quelli che chiamano, noi rispondiamo...».
Lei ha detto: sono da 48 anni nel giornalismo. Ne ha viste di tutti i colori in Spagna e nel mondo. Ed ora ha un ruolo chiave in uno dei più importanti gruppi editoriali al mondo. Le chiedo: che immagine ha oggi dell’Italia?
«Dal punto di vista politico, è una immagine confusa, opaca. Ma al tempo stesso, l’immagine di un Paese che marcia, va avanti, malgrado i Governi. Quelli che vanno avanti, che danno lustro all’Italia, sono gli intellettuali, la cultura, l’economia privata. L’Italia è un grande Paese che riesce a sopportare tutto nella politica».




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