Viareggio chiede giustizia Nessun indagato per la strage

Alle 21 in punto Viareggio, un mese dopo la tragedia che il 29 giugno scorso con l'esplosione di una cisterna di gpl ha provocato 28 morti, non ha voluto dimenticare quella maledetta sera. Sul marciapiede del binario 1 della stazione si sono radunate circa diecimila persone, ferrovieri, semplici cittadini, parenti delle vittime, esponenti di Rifondazione comunista, con striscioni e volantini su cui si invocano «giustizia e verità» per le vittime.

Tanti di loro indossano magliette bianche con sopra la scritta '29-06-09 Viareggio non dimenticà. In un angolo appoggiati alla biglietteria della stazione c'è un gruppo di marocchini che abita a Viareggio. In contemporanea, nella chiesa di Sant'Antonio, presente tra gli altri il sindaco Luca Lunardini, è iniziata la messa con 6-700 persone. Dentro la chiesa compare uno striscione con questa esortazione: «Affrettiamoci ad amare gli uomini che se ne vanno». Nel corso della cerimonia viene letto un messaggio dell'arcivescovo Italo Castellani. Successivamente i partecipanti alle iniziative si ritroveranno davanti al municipio da cui partirà un corteo per recarsi alla sede della Croce Verde e poi raggiungere via Ponchielli, dove gli effetti dell' esplosione sono stati devastanti distruggendo numerose abitazioni.

Ma un mese dopo è una strage senza colpevoli. Di più: senza ancora neppure un indagato. Si scava nelle carte, si accumulano documenti, si annaspa nel rimpallo delle responsabilità. Un viaggio tra Italia e Germania su cui grava il peso di 28 morti, 9 ustionati gravi ancora in ospedale, decine di famiglie cui il tempo non lenirà i segni di quella notte d’inferno. E una città, Viareggio, che chiederà stasera, di nuovo, «giustizia, sicurezza, verità».

29 luglio 2009
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