Princesa che cercava le stelle
Mi sembra di assistere a un linciaggio ogni volta. Un trans esce dal palazzo fatiscente dove viveva anche la defunta Brenda. Curiosi e giornalisti si accalcano, inizia l’inseguimento, quasi un placcaggio. Molte persone ormai sono accampate lì da settimane, non solo giornalisti. Molti sono curiosi, persone comuni. In questi giorni per non essere travolta da questo luna park degli orrori ho ricominciato a pensare a lei, a Princesa. In questo nome sono racchiuse tante cose una bambina nel corpo di un bambino, una canzone, un libro. La canzone è quella di Fabrizio de Andrè (scritta con Ivano Fossati), quella che dice “perché Fernanda è proprio una figlia, come una figlia vuol far l'amore, ma Fernandino resiste e vomita e si contorce dal dolore”. Fernanda si faceva chiamare solo da pochi intimi Princesa. E non è un personaggio di fantasia di De André, Fernanda è esistita davvero. Ha sperimentato sulla sua pelle ignoranza, razzismo e violenza. Scappata di casa per poter vivere alla luce del sole la propria vera natura trans gender e finita in un’Italia che l’ha costretta ad un’unica via la prostituzione. Da lì la droga, l’Aids, il carcere. Ma è proprio nel luogo più buio che l’incontro con la scrittura ha illuminato per un attimo la sua vita. L’ex brigatista Maurizio Jannelli, in carcere anche lui, le chiede di scrivere la sua storia. Esce una prima versione del testo in sardo-portoghese, poi viene pubblicata dall’editore Sensibili alle foglie la versione in italiano standard. Un testo struggente. Ora Princesa è morta, male come molti. Ma il suo libro (ora purtroppo fuori catalogo) è tra i più studiati della cosiddetta letteratura della migrazione italiana. A Princesa piaceva molto una frase di Jean Luc Godard "La terra e il sesso sono dentro di noi. Fuori non ci sono che le stelle". Princesa alla fine cercava solo le stelle.




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