Liberismo, un gamberetto lo seppellirà
di Renato Sartitutti gli articoli dell'autore
A un miracolo economico corrispondono schiavitù e miseria per la popolazione? Sì!» Con questa frase comincia Chicago boys, una specie di conferenza «strampalata, senza lieto fine» che si svolge in un rifugio antiatomico. Un’esaltazione surreale del capitalismo, del consumismo e della liberalizzazione più sfrenata. I Chicago boys sono stati un gruppo di economisti formatosi negli anni Settanta presso l'Università di Chicago, sotto l'egida del grande guru del liberismo Milton Friedman, Nobel per l’economia nel 1976. Friedman e i suoi seguaci esercitarono una profonda influenza sulle politiche economiche di molti Stati, primi fra tutti gli USA del presidente Ronald Reagan e l’Inghilterra del primo ministro Margaret Thatcher e poi dal Cile all’Argentina, dal Brasile alla Polonia, dalla Cina alla Russia. Le grandi multinazionali hanno avuto un ruolo di primissimo piano in questo processo che ha portato allo smantellamento dello stato sociale, visto e combattuto come un virus infettivo.
L’imposizione di questo modello economico è sempre stata preceduta e accompagnata da golpe, spietate dittature, sanguinose repressioni di piazza, desaparecidos, tortura. Ha significato per una vasta parte delle popolazioni di quei paesi licenziamenti, diminuzione degli stipendi, delle pensioni, degli ammortizzatori e delle garanzie sociali,maanche aumento dell'alcoolismo, delle tossicodipendenze, dei malati di Aids, della prostituzione minorile, della miseria, della malavita, degli omicidi e dei suicidi. Che negli ultimi decenni le grandi multinazionali abbiano puntato l'attenzione pure su materie prime come l’acqua, i cui titoli in borsa crescono mediamente del 30%, non è un dato meramente economico o finanziario:unrapporto delle Nazioni Unite sulla povertà mondiale rivela che ogni giornomuoiono4.900 bambini per mancanza di acqua potabile. Il nostro protagonista sguazza (mangia e si disseta) in una vasca, stile catafalco, piena d’acqua imputridita dai suoi stessi rifiuti. Al suo fianco una prostituta/cameriera russa, che, dopo vent’anni di schiavitù, cerca il riscatto. Fra le anguste pareti del rifugio si consuma fra i due una lotta senza esclusione di colpi, una sorta di paradossale, e letale, Guerra fredda, formato mignon. «Pubblicizzare le perdite e privatizzare i guadagni ». Il buon capitalista cade sempre in piedi; sa come avvicinare o allontanare lo Stato (succhiando finanziamenti o evadendo le tasse). Chicago boys non vuole essere una rievocazione museale del crollo delMuro, in occasione del ventennale, bensì un tentativo di rispolverare unpo’ del buon vecchio Marx, e rammentare a coloro che per decenni hanno operato al motto di «Libera volpe in libero pollaio», il proverbio greco: «Se vedi che non ti sazi, fermati!».




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