Inciampando nella memoria con i sampietrini di Demnig

di Gabriella Gallozzitutti gli articoli dell'autore

Inciampando nella memoria con i sampietrini di Demnig Fin qui li ha installati per tutta Europa: più di 22.000 in Germania, Austria, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi e Belgio. Ora, in occasione della «Giornata della memoria», arriveranno anche a Roma. A portarli sarà sempre lui, Guenter Demnig, l’artista tedesco che li ha «inventati». Sono gli «Stolperstein», «pietre d’inciampo», sampietrini ricoperti d’ottone dove incide, uno ad uno, i dati anagrafici dei deportati del Terzo Reich, per poi inserirli davanti alle case dove hanno abitato, così da richiamare l’attenzione dei passanti distratti. È dalla fine degli anni Novanta che quest’artista di Colonia, classe ’47 e trascorsi sessantottini, si è impegnato a tener vivo il ricordo delle vittime del nazismo, ebrei, disabili, rom, omosessuali, perseguitati politici, con le sue insolite opere d’arte.

OPERAIO DELLA MEMORIA «Non vorrei mai che fossero lavorate in fabbrica - dice Guenter - ogni pietra deve essere fatta a mano per ridare dignità ed identità all’individuo che viene ricordato». A raccontarci del suo lavoro c’è anche un emozionante documentario di Dörte Franke, che da tempo sta facendo il giro dei festival internazionali di cinema. E lì, in quelle immagini, è possibile vedere tutta la cura e l’impegno di questo «operaio della memoria» che, con piccone e cazzuola, installa personalmente le lapidi per le vie d’Europa. Per Guenter Demnig l’arte deve vivere al di fuori dei musei, «solo nello spazio aperto può farsi provocazione». Ma non tutti sanno accettare. La comunità ebraica di Monaco di Baviera, per esempio, non ha condiviso la «provocazione» degli Stolperstein, ritenendo che la memoria delle vittime del nazismo debba trovare spazio unicamente in luoghi consacrati allo scopo. Risultato: un paio di pietre commemorative sono state rimosse dalla stessa amministrazione di Monaco. «Signor sindaco, in questo modo lei ha deportato i miei genitori due volte», scrive il figlio di una vittima che aveva chiesto a Demnig il suo intervento. Ma c’è stato poco da fare. A richiedere gli stolperstein sono le stesse famiglie dei deportati, ma anche amici, vicini di casa, conoscenti. E Guenter Demnig è sempre pronto. Ad aiutarlo, dal 2002 quando il progetto si è allargato, è la sua compagna che riceve le richieste, organizza, ottimizza i viaggi.

CARICHI PESANTI Per ogni città il «carico di memoria» può essere più o meno «pesante». Eccolo ad Amburgo, per esempio, col suo camioncino carico di sassi. Sono dieci targhe in memoria di dieci bambini deportati ad Auschwitz. Ad attenderlo è un piccolo comitato di cittadini, una breve cerimonia e poi i fiori messi per terra. Ma spesso Gunter è completamente solo nel suo lavoro. A Berlino lo vediamo davanti ad un palazzo, come sempre inginocchiato sul pavé a picconare e poi inserire la sua targa, nell’indifferenza totale dei passanti. L’unico attento è il poliziotto che gli chiede di spostare il furgoncino parcheggiato sul marciapiede, altrimenti dovrà multarlo... Ma è un vecchio «combattente» Guenter Demnig e non si perde certo d’animo. Far «inciampare» sulla memoria è la sua missione.

26 gennaio 2010
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