Addio Bob Curtis, creatore di magiche afro-danze

di Rossella Battistitutti gli articoli dell'autore

Ci sono artisti che ti affascinano per il loro talento e persone che ti incantano per la loro personalità. Bob Curtis apparteneva a entrambe le categorie. Per questo la notizia della sua scomparsa a Vienna, lo scorso nove dicembre a 84 anni di età,  pur se arrivata in ritardo e in sordina in Italia (praticamente un passa-parola) genera malinconia in quanti lo conobbero e lo frequentarono neglli anni Settanta e Ottanta, quando a Roma aveva contribuito alla nascita della danza contemporanea nel nostro paese, tirando su generazioni intere di danzatori. Era, del resto, un pezzo di storia della danza lui stesso, passato da allievo (e spesso anche come danzatore) sotto i nomi più importanti della modern dance, da Martha Graham a José Limon - ma anche con Balanchine e Roland Petit -, fino a ricevere l'imprimatur che più incise sul suo stile e sulla sua carriera da Katherine Dunham, la pioniera della danza afro-americana.
Robert Leroy Curtis - Bob, più semplicemente perché, come diceva lui, "tutti quelli che si chiamano Robert finiscono per diventare Bob" - era nato nel profondo Mississippi americano nel 1925. A diciassette anni era stato spedito sul fronte della Seconda Guerra Mondiale e una volta tornato aveva preso a studiare all'Università delle Belle Arti di San Francisco. Alla danza si accostò per caso, incuriosito da tutti quelli che gli chiedevano se era un danzatore. "Doveva essere per il mio modo di muovermi", raccontava Bob. O forse per quel suo fisico slanciato e snello, l'andatura morbida, lo sguardo magnetico che ha conservato fino alla fine. Circolava, addirittura, su di lui, la leggenda metropolitana che avesse fatto un patto con gli Orishà, le divinità di Haiti dove era andato a studiare danza afro-haitiana per un lungo periodo...
I primi passi furono classici. In America stava lentamente sorgendo la modern dance e, accanto al colosso neoclassico Balanchine, c'era poco altro ancora. La piccola scuola di Ann Halprin, per esempio. Ma furono gli anni newyorchesi a contribuire alla formazione del Bob danzatore contemporaneo. Oltre alle lezioni di classico da Balanchine, Bob prendeva lezioni anche da Martha Graham e da Katherine Dunham, la prima a piazzare dei danzatori neri a Broadway e a riscoprire il fascino dei ritmi e delle tradizioni di danza africane. Per diverso tempo, Bob balla su frequenze parallele: da un lato il grande repertorio, dal Lago a una Cenerentola in cui mostri sacri come Frederick Ashton e Robert Helpmann partecipavano con gran divertimento nel ruolo delle sorellastre. Dall'altro, quello che doveva diventare il suo percorso principale i tour con Dunham in Messico e ad Haiti, dove i danzatori venivano coinvolti nella vita del villaggio e nello studio del folklore.

Dopo un passaggio nella compagnia di Limon, un brutto incidente di auto rischiò di mettere fine alla carriera di Bob. Invece, è solo una difficile prova per un'altra vita d'artista. C'è Cuba, per riprendersi, e poi l'Europa, dove studia da Roland Petit, ma non accetta il suo invito a entrare in compagnia. E' attratto dall'Italia, dalla "dolce vita", dai tempi lenti e goduriosi della Roma anni Sessanta, dove accetta di ballare ovunque. "Mi piace ballare, non mi importa se lo faccio all'Hilton o a Times Square", diceva.

All'inizio degli anni Settanta la svolta più importante: assieme a Elsa Piperno, fresca di studi e danze Graham da Londra, fonda la compagnia di Teatro Danza Contemporano a Roma. La prima in Italia. E poi la scuola di via del Gesù, dove passano tutti i futuri danzatori e coreografi della danza contemporanea italiana. Nel '77 comincia l'avventura con la sua compagnia di Afro-danza, che Bob costituisce vendendo tutti i suoi oggetti di valore. Dura quasi vent'anni. Ma la crisi della danza in Italia, sempre a rischio di sopravvivenza per via di sovvenzioni ridicole e circuitazione inesistente, lo spinge ad andar via, sostenuto dall'entusiasmo di una sua ex allieva, Christiane Dertnig che lo fa conoscere in Austria. Qui, a Vienna, passa i suoi ultimi anni insegnando, coreografando, dipingendo e persino facendo da modello alla veneranda età di 78 anni in giganteschi poster pubblicitari.

Il sorriso zen, lo sguardo magnetico, quel suo look da monaco zen danzante gli è rimasto fino all'ultimo. "Non è il colore della tua pelle che detta il tuo modo di danzare - diceva - è la flessibilità della tua mente e ciò che vuoi fare. Tutti noi dovremmo sapere chi siamo e siamo liberi di farlo". La sua danza insegnava questo: a essere liberi, a essere flessibili, a ritrovare noi stessi.

20 gennaio 2010
  • Condividi su:Condividi su: 
  •  Facebook
  •  Twitter
  •  Myspace
  •  Google
  •  Delicious
  •  Digg
  •  Linkedin
  •  Reddit
  •  Ok Notizie
  •  Blinklist
  •  Zic Zac
  •  Technorati
  •  Live
  •  Yahoo
  •  Segnalo
  •  Up News
--------------------------------------------------------------------------------------------------------