Staino e Monicelli per i lavoratori Eutelia
di Federico Fiume tutti gli articoli dell'autore
E’ la sera del 25 novembre, vigilia dell’incontro che i lavoratori dell’Eutelia hanno faticosamente strappato al governo per il 26. Fa freddo, c’è foschia e siamo a Roma, nell’area industriale della Tiburtina. E come dubitarne quando chiedi un’informazione per raggiungere via Bona, l’indirizzo dell’Eutelia, e ti senti rispondere “Fijetto mio, a trovalla ‘na via bona!”. Appunto. Comunque alla fine si trova e in fondo alla strada ecco un bel cartello con la confortante scritta “Siete arrivati”. Il fortino che resiste nonostante l’intimidatoria incursione notturna dei vigilantes del padrone, i mesi senza stipendio, le notti a dormire sul pavimento e disagi di ogni genere, è un moderno edificio dalle linee tondeggianti colorato di blu. Luogo insolito per un concerto, eppure qui stasera si suona e non solo.
E’ una serata speciale, un atto di solidarietà e vicinanza ai lavoratori in lotta messo su dai Tètes de bois e che si svolgerà sul loro palco mobile, l’ormai mitico camioncino Fiat degli anni ’50 con cui hanno girato tutta Italia, spesso proprio davanti ai cancelli di fabbriche in lotta, come a Termini Imerese, come stasera a Roma. Con loro una nutrita schiera di artisti, non solo musicali. Andrea Satta, voce del gruppo, a cui i lavoratori hanno chiesto di organizzare l’evento, la interpreta anche come “una sorta di veglia augurale per l’incontro di domani con il Governo”. Nel grande cortile un migliaio di persone infreddolite ma confortate da pastasciutta fumante, vino, panini, persino caffè, forniti dai volontari delle Brigate della Solidarietà. Si sono organizzati bene ed è anche tutto gratis se hai il coraggio di non mettere nulla nelle scatole per le offerte. Ma non se ne vedono tanti di “coraggiosi”, per fortuna. Ad aprire la serata l’intervento di Mario Monicelli venuto a testimoniare con un breve ma caldissimo intervento la sua vicinanza a questa lotta e poi rimasto fino alla fine della serata. A 95 anni. Rispetto infinito per SuperMario, che non ci vengano mai a mancare uomini così. “Sono contento di vedervi, ma non tanto – esordisce il regista - perché dovreste essere a casa con le vostre famiglie e non passare le notti qui per difendere il lavoro”.
Poi esorta all’unità fra i lavoratori: “Dovete stare tutti insieme, allora avete la forza. E poi ci vogliono le donne. Oggi è anche la giornata contro la violenza sulle donne e lo vorrei ricordare. Bisogna affidarsi anche a loro, che sono sempre forti quando c’è da combattere”. Un intervento applauditissimo, per dare il via ad una serata nel corso della quale le canzoni dei Tetes de bois si alterneranno a letture di brani tratti dal diario dell’occupazione tenuto dai lavoratori e affidate alle voci di Daniele Silvestri, Andrea Rivera, Paola Turci, Dario Vergassola, Massimo Pasquini, Ulderico Pesce, Luciana Castellina. Parole intense che raccontano un’esperienza, ma anche le persone, la loro vita, le ansie che vivono ogni giorno le 1200 famiglie che dipendono da questo lavoro. Parole anche ironiche a volte, ma che ben rendono, insieme alle difficoltà, la determinazione dei lavoratori. Nel corso del concerto Sergio Staino disegna le sue vignette, proiettate su uno schermo a lato del palco. Per essere qui stasera, ci racconta Satta “…ha preso il treno da Firenze e domattina alle 10 deve essere di nuovo lì, però non è voluto mancare. Mi ha commosso, così come la Castellina, come Monicelli che ha aderito subito e in modo entusiasta”. Gli chiedo com’è nata l’idea della serata: “Ci hanno chiamato i lavoratori proponendoci l’idea. Noi fatichiamo molto poco a fare un concerto, loro invece faticano davvero tanto a stare qua, in queste condizioni perciò siamo stati ben contenti di venire. Poi ci hanno detto di questo diario dell’occupazione e a noi è sembrato bello raccontare anche le loro rabbie, i loro disappunti, le loro speranze”.
Una serata bella e, speriamo, utile per il morale dei lavoratori Eutelia, che da oggi entrano nella fase più delicata, quella delle trattative con il Governo. Eppure non sfugge il paradosso che rende necessaria una mobilitazione come questa per un’azienda sana, che dovrebbe essere in piena attività. “L’Eutelia –sottolinea ancora Satta - andava bene prima di finire in meccanismi speculativo-finanziari che l’hanno ridotta così. Questa è una realtà diversa da quella classica della fabbrica, qui ci sono ingegneri informatici con anni di esperienza, lavoratori che hanno qualifiche e competenze di livello superiore rispetto agli operai. Eppure la crisi è arrivata a mettere in discussione il lavoro e la vita anche di una classe sociale che fino a un po’ di tempo fa godeva di una situazione socio-economica migliore e più stabile, in apparenza. Questo vuol dire che ormai la dignità di chi lavora è calpestata a qualunque livello”. Di sicuro questa serata è servita a riprendersene un pezzo di quella dignità, anche con strumenti minimi come le parole e le canzoni. Il resto lo faranno i lavoratori Eutelia con la loro lotta, che, la storia insegna, è sempre “’na via bona”.




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