Il videomessaggio di Franceschini divide i big del Pd

L'appello alla base? L'invito a non tornare indietro? Bersani dice: «No comment». Ma lascia intendere che se Franceschini si riferisce a lui sbaglia: «Il primo luglio quando comincerò a parlare di politica ci saranno alcune centinaia di persone, ho mandato inviti alla nuova generazione già in campo: amministratori, segretari di circoli, parlamentari».

Certo il discorso con cui Franceschini ha lanciato la sua candidatura con un videomessaggio sul suo sito è suonato ai dalemiani un attacco incauto. «Ha detto che si candidada per non tornare indietro...», osserva il dalemiano Nicola Latorre: «Sono parole che lasciano un po' amareggiati, non è un buon inizio». Lo schema passato contro futuro non piace ai sostenitori di Bersani. Anche perché ovviamente anche i sostenitori di Bersani si candidano a rappresentare il rinnovamento. «C'è bisogno di rinnovamento di una nuova classe dirigente e soprattutto di un grande progetto politico», dice Latorre. Perciò: «Abbiamo bisogno di un congresso che parli all'Italia, di un confronto trasparente e costruttivo. Non è un buon inizio impostarlo contro un passato che ha avuto luci ed ombre e di cui Franceschini è stato uno dei principali protagonisti».

Ancora più dura la reazione di Barbara Pollastrini che si dice «stupita e dispiaciuta» per il videomessaggio: «Un'uscita  propagandistica e di scarso stile». Ed è lei la prima a tirare in ballo il «doppio ruolo» di candidato e segretario in carica rivestito in questo momento da Franceschini. Come dire: attenzione perché potrebbe essere messo in discussione? «C'è da augurarsi - avverte la Pollastrini - che il confronto recuperi un altro tono, specie da parte di chi si trova nella condizione di ricoprire un doppio ruolo, quello importante di segretario e quello di candidato alla segreteria».

E da Franceschini prende le distanze anche il bindiano Bachelet. Il discorso di Franceschini? «Sorprendente che non abbia chiarito il punto chiave», lo stronca subito Bachelet, che, appunto, chiede all'attuale segretario di prendere nettamente le distanze dal Lingotto e da Veltroni. «Franceschini non ci ha detto se intenda perseverare nella recente conversione, che ha limitato i danni alle Europee», spiega appunto Bachelet, «o invece tornare allo "spirito del Lingotto", che ci ha portato alla catastrofe del 2008». Quello stesso spirito in nome del quale Veltroni ha chiamato tutti a raccolta al cinema Capranichetta il prossimo 2 luglio. «Di Franceschini avevamo apprezzato il cambio di rotta rispetto alla deriva oligarchica, perdente e anti-ulivista dell'era veltroniana», insiste Bachelet.

E sul fronte cattolico lo attacca Paola Binetti: «Mah, era stato proprio Franceschini a dire che il suo mandato scadeva a ottobre. ora si ricandida, che dire, provo stupore», dice la senatrice teodem. Né Bersani né Franceschini sembrano averla convita: «Valuterò le due piattaforme programmatiche, che spero siano molto chiare su punti fondamentali», avverte, «il Pd ha perso posizioni perché su alcuni punti importanti è risultato ambiguo». Quanto al nuovo: «Sia Franceschini che Bersani sono politici di lungo corso, ricordo franceschini dirigente della Dc».

Con Franceschini, che ha dalla sua parte Veltroni e Fassino, si schiera Cofferati. «Positiva la conferma della sua candidatura», commenta l'ex sindaco di Bologna: «In questa fase serve continuità e riunificare le diverse sensibilità», dice suggerendo alcuni temi che dovranno rientrare nel programma: organizzazione capillare del partito, in rilievo «il lavoro e il suo valore sociale, in tutte le diverse accezioni della storia riformista». «Deve essere visibile anche un netto profilo di sinistra - dice Cofferati - sostenuto da politiche di riformismo forte nei suoi valori passati e tuttora vivissimi come la giustizia, l'equità sociale e la solidarietà».

Il capogruppo alla Camera Antonello Soro dice: «A me sembra sbagliato dire contro chi si candida Franceschini. Come Bersani, si candida "per" un'idea di partito che vuole rappresentare. Il vero tema di dibattito del Pd degli ultimi mesi è l'incapacità del Pd di
entrare nel futuro con un progetto politico che non risentisse troppo delle biografie personali che hanno segnato le fasi
precedenti del partito». Con Franceschini anche il fassiniano Cuillo, che apprezza l'invito a non tornare indietro e ha lasciarsi alle spalle le passate identità.  E Roberta Pinotti- Il congresso deve essere un confronti idee «ma dobbiamo uscirne come una squadra che combatte unita per riconquistare il governo di questo Paese», avverte la senatrice genovese. Tre i punti decisivi del discorso. «L'idea che il Pd è il partito del futuro, il fatto che per riconquistare elettori delusi e convincerne di nuovi bisogna partire dall'ascolto dei cittadini, c'è un grande bisogno di compattezza».

Che la contesa si giochi anche sui giovani e sul cambiamento è chiaro. E la cosa non piace al giovane deputato pugliese Francesco Boccia, vicino a Letta, che denuncia il tentativo di usare il rinnovamento come una clava. «Alla fine la differenza sarà tra il rinnovamento annunciato e declamato e quello applicato», assicura  a nome della generazione dei cosiddetti "quarantennI". Comunque, il «momento della verità» secondo il deputato pugliese arriverà quando si tratterà di definire le regole del congresso.

Critico il «piombino» Giuseppe Civati, anche lui giovane promess del Pd, in Lombardia, dove è consigliere regionale.
«Dopo il vice e il traghettatore, ecco il terzo Franceschini», ironizza sul suo blog: «Barack Franceschini ovvero Dario Hussein?». Un Franceschini «ri-rinnovato», che suscita qualche ironia, però usa dei toni graditi ai giovani che si sono dati appuntamento sabato al Lingotto di Torino. Piace soprattutto ai «piombini» quel messaggio che recita: «nessuna garanzia per nessuno» e sul «fuori da ogni vecchio schema, fuori da ogni superata appartenenza». «Mi chiedo solo (sinceramente) se sia credibile», chiosa ancora il blogger Civati.

24 giugno 2009
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