Lotta di classe in ordine sparso
Esistono notizie che arrivano e scompaiono anche se sono un sintomo preciso delle sofferenze del Paese. Prendiamo il caso di un’iniziativa parlamentare condotta da due deputati del Pd, Cesare Damiano e Luigi Bobba. Svela un fenomeno che meriterebbe di essere oggetto di un’inchiesta. Riguarda tutti coloro che lavorano in una piccola o media impresa e che entrano a far parte delle schiere quotidiane degli infortunati. Donne e uomini che lasciano negli ingranaggi di una macchina le dita, i piedi, o addirittura la vita. Ebbene se quella azienda fallisce – come capita spesso in questi tempi di crisi – costoro, o i loro familiari, non ricevono nemmeno una lira di indennizzo. È un diritto, un «risarcimento» che a loro è negato. Così i due deputati hanno presentato una proposta di legge per «garantire il diritto alla salute e al lavoro di tutti i lavoratori senza distinzione tra coloro che lavorano in aziende grandi o piccole».
Un'altra notizia la riporta «Libero», edizione milanese. Recita il titolo: «Ogni settimana si licenziano 70 neo mamme». Il riferimento è alla provincia milanese. Anche questo è un aspetto della crisi che passa pressoché inosservato. Il problema è che oltre ai precari e ai flessibili sono le donne le prime ad essere colpite. Non solo quando le imprese mettono l’occhio sulle vittime da sacrificare. Le mamme in questione sono costrette ad auto-licenziarsi, a tornare a fare gli «angeli del focolare». Questo perché il costo delle baby sitter e degli asili spesso è superiore al misero salario percepito. Così chi ha figli preferisce mollare il posto e restare a casa. Ecco perché il paese è attraversato da un movimento di lotta fatto di tante iniziative diverse. Come quelle poste in atto dai lavoratori della Leuci di Lecco che attraverso una specie di catena di Sant’Antonio hanno mobilitato la popolazione e ricoperto la casella elettronica del boss dell’azienda di centinaia di Email. La «lotta di classe» insomma trova spazi sul web.
Sarebbe l’ora di momenti unificanti promossi dalle tre Confederazioni, una vertenza generale con obiettivi concreti. Così la Cgil mantiene le sue mobilitazioni nelle giornate dedicate al Mezzogiorno dopo la manifestazione del 14 novembre. La Cisl, dal canto suo, annuncia un po’ in sordina proprie iniziative sul fisco per il 27 novembre. Mentre scava la fossa all’unità sindacale partecipando con la Uil a colloqui intimi con Palazzo Chigi. La ripetizione di un copione già visto al tempo del «patto per l’Italia» tentato e fallito. E si arriva, dopo le divisioni nel mondo del lavoro salariato, alla voglia di spaccare il sindacato dei giornalisti. Accusato di scarsa sensibilità nei confronti dei precari. Come se in questo campo Cisl e Uil e Cgil fossero esentate da un serio esame autocritico.




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