Alcoa, scontri a Portovesme. Oggi sciopera la Sardegna
di Rinaldo Gianolatutti gli articoli dell'autoreOggi si ferma la Sardegna per lo sciopero generale unitario indetto da Cgil Cisl e Uil che chiedono un nuovo Piano di rinascita per l’isola, colpita dagli effetti devastanti della crisi e della latitanza del governo. Si arriva allo sciopero in una clima di tensione sociale incandescente. Ieri pomeriggio ci sono stati momenti pericolosi all’ingresso dello stabilimento Alcoa di Portovesme, la vertenza simbolo di questi giorni. Il direttore dello stabilimento Guerini, mentre usciva in auto dall’impianto, ha cercato di forzare un blocco formato da un folto gruppo di lavoratori, tornati da Roma dopo il deludente incontro a palazzo Chigi. L’auto ha investito il segretario locale della Fiom, Franco Bardi, e alcuni operai. Tre feriti, in modo non grave, curati al Pronto soccorso. I lavoratori, a questo punto, hanno danneggiato l’auto del direttore e allontanato un paio di dirigenti. L’arrivo della polizia da Carbonia ha riportato, almeno in parte, la calma.
«I lavoratori stavano davanti alla fabbrica dopo esser tornati da Roma, vogliono essere sicuri che in questi giorni l’azienda non fermi la produzione perché questo vorrebbe dire la chiusura dello stabilimento» racconta Marco Grecu, segretario della Camera del lavoro di Carbonia, «l’auto del direttore ha colpito alcuni operai che hanno reagito. Bisogna mantenere il controllo della situazione, la tensione è alta». Lunedì prossimo è attesa la risposta della multinazionale americana dell’alluminio alle richieste del governo di mantenere aperta la fabbrica. L’amministratore delegato di Alcoa Italia, Toia, è volato a Pittsburgh per parlare con i suoi grandi capi. I lavoratori e i sindacati chiedono che il governo intervenga duramente sul gruppo americano in caso di disimpegno. «Se Alcoa dovesse fermare gli impianti adotteremo le procedure più drastiche, tutte le iniziative idonee ad ottenere la salvezza dello stabilimento. Al tavolo romano la Cgil ha chiesto la requisizione degli impianti: se la strada dovesse esser questa, saremo al fianco del governo» ha detto il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, intervenendo in Consiglio regionale sulla crisi dell’industria. Alcoa è il caso oggi più drammatico di un processo di desertificazione industriale e occupazionale che sta investendo da anni la Sardegna. proprio per fermare questo declino Cgil, Cisl e Uil sono riuscite a concordare un documento e a proclamare per oggi uno sciopero unitario in tutta l’isola.
«Viviamo una condizione drammatica, le industrie chiudono o se ne vanno, perdiamo migliaia di occupati e non si vedono progetti alternativi di sviluppo coerenti ed efficaci», analizza Enzo Costa, segretario regionale della Cgil, «600 imprese sono in stato di crisi, 150mila sono i disoccupati reali, più di 300mila persone vivono al di sotto della soglia di povertà, questa è un’emergenza che non riguarda solo un’impresa, coinvolge l’intera Sardegna». Archiviata la lunga stagione dell’intervento pubblico, con le Partecipazioni statali, la Sardegna ha di fronte multinazionali come l’Alcoa o i russi della Rusal (padroni di Eurallumina) che dopo aver sfruttato impianti, lavoratori e territorio non sono interessati ad avviare nuovi cicli di investimento, nonostante le assicurazioni e le promesse elettorali di Berlusconi. Il premier, nei comizi per le ultime elezioni regionali, aveva promesso 100mila posti di lavoro per la Sardegna oltre a un piano di crescita economica basato sullo sfruttamento delle risorse ambientali, con il saccheggio e la speculazione delle coste. Una specie di “formula Billionaire” applicata all’economia regionale che, naturalmente, non ha ancora visto nulla.
«Questa regione si sta spopolando, se ne vanno soprattutto i giovani, i diplomati, i laureati, perdiamo le risorse intellettuali del domani» aggiunge Costa, «il pil della Sardegna è oggi formato per il 76% dai servizi della pubblica amministrazione, il turismo rappresenta il 7%, industria e agricoltura sono al 4%. Così non andiamo molto lontano, ci vuole un piano nuovo che coinvolga governo e regione, che punti soprattutto sull’economia dell’ambiente, sulla ricerca e le tecnologie, sull’energia pulita. Ci sono le condizioni per partire, ma ci vuole una volontà politica e imprenditoriale che fino a ora è mancata». Il governo regionale di Cappellacci è chiamata la “giunta-Alpitour” perché fa molti viaggi, è sempre in giro. Ma le promesse del centrodestra sono rimaste solo sulla carta, Non si può nemmeno dire che non ci siano i soldi. La regione Sardegna ha residui passivi pari a 10 miliardi di euro, fondi non spesi per tempo e oggi fermi. La presidente del consiglio regionale Claudia Lombardo si è distinta, intanto, per aver fatto affiggere una targa con la citazione di un suo discorso. Deve essere stato un intervento storico. Nella sede alla regione, però, non ci sono lapidi con le parole di altri sardi come Emilio Lussu o Antonio Gramsci. Un segno dei tempi.




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