La Salerno «verde» di De Luca
di Pietro Spatarotutti gli articoli dell'autoreÈ la luna crescente: si allunga sul mare, lo tocca e lo nasconde. Non è una poesia di Leopardi, è il nuovo biglietto da visita di Salerno: una mezza luna di cemento e vetro, case e negozi, un’immensa piazza sul Tirreno, settecentocinquanta parcheggi interrati. Il futuro, dicono alcuni. Un mostro, ribattono altri. In mezzo il progetto Crescent firmato dall’architetto catalano Ricardo Bofil che è uno di quelli che stanno lavorando per fare di questa città una «moderna città europea». Parola di Vincenzo De Luca, sindaco tutto d’un pezzo, che odia le incertezze e non ama i grigi. Da qui, da questi vicoli rimessi a nuovo, è cominciata la sua lunga marcia: è lui il candidato del Pd alla guida della Regione al posto di Antonio Bassolino. Ma chi è l’uomo che trent’anni fa è arrivato a Salerno dalla Lucania insieme al padre salumiere e ha scalato la politica? E soprattutto: che cos’è diventata nelle sue mani questa città stretta tra la costiera amalfitana e il Cilento?
Il colpo d’occhio è una città che sta cambiando pelle. Salerno non è più quella povera e degradata di vent’anni fa, con i quartieri abbandonati e il centro storico scrostato dall’incuria. In ogni angolo si aprono nuovi cantieri: da est a ovest è un ripetersi di recinzioni, gru e scavatori. Lungo il corso, ormai pedonalizzato, sono nati i locali della nuova movida e le migliori marche di moda hanno piazzato le loro insegne. A qualche chilometro, in piena valle dell’Irno, sorge un campus universitario prestigioso: quarantamila studenti, mille professori, laboratori d’avanguardia. Qualcuno, esagerando, dice che ormai Salerno contende a Napoli molti primati.
Vincenzo De Luca ha 61 anni e comanda da quasi vent’anni, da quando fu eletto sindaco per la prima volta nel 1993. L’ultima è stata nel 2006, quando ha vinto da solo contro il candidato della Margherita e di una parte dei Ds. «Stiamo facendo un miracolo», dice mentre sorseggia un bitter. Ha appena finito il suo giro di telefonate per cercare di smussare le rigidità di Di Pietro e di Vendola sulla sua candidatura. «Vedrà, si sistemerà tutto», commenta. Si definisce un «artigiano della politica» e snocciola tutti i suoi successi. L’ambiente: «Siamo il primo capoluogo per smaltimento dei rifiuti, al 75%». L’urbanistica: «Abbiamo riqualificato i quartieri periferici e messo in cantiere un’architettura di qualità». Gli immigrati: «Intesa splendida con i senegalesi, abbiamo costruito due mercati etnici a spese nostre». La sicurezza: «Faccio rispettare le regole e vale per tutti senza differenze. Non dimentichi che siamo a cinquanta chilometri dai casalesi». La cultura: «Abbiamo riportato in vita due teatri e affidato quello municipale a Daniel Oren». Va bene, ma mica sarà diventata un’isola felice la sua Salerno... «Abbiamo i nostri problemi. Qui è saltato l’apparato produttivo, hanno chiuso le fabbriche. Dobbiamo reinventarci e pensiamo a una città del turismo che può creare migliaia di posti di lavoro».
D’accordo ma le inchieste giudiziarie che la riguardano? «Sono fiero e orgoglioso. Rifarei tutto. Ho difeso i lavoratori. Sì, confesso: ho fatto una telefonata al sottosegretario per perorare la causa della cassa integrazione. Questo è il mio reato».
De Luca è così, un fiume di certezze. Ma fuori dal Palazzo di Città che cosa dicono i salernitani? Quale è la loro idea del sindaco e della loro vita? Teresa ha 73 anni e aspetta di entrare alla sede Inps. «Che le devo dire? Io abito al quartiere Italia che è stato costruito dopo il terremoto dell’80. Lui lo ha rimesso a posto, strade marciapiedi e luce. E poi la delinquenza non è mica come un tempo». Un tassista che aspetta clienti alla stazione sostiene che il problema è «’o traffico» e le corsie preferenziali che non vanno. «Però, io sono di destra ma a De Luca l’ho votato, è uno bravo». «Si faccia un giro - aggiunge Federico, un pensionato che ha appena comprato il Mattino all’edicola di via Roma - vedrà con i suoi occhi».
Frasi raccolte al volo, univoche. Diego De Silva ha 36 anni, è scrittore e sceneggiatore: il suo giudizio non è dissimile. Spiega: «Salerno è una città con una buona qualità della vita, ha una vivacità culturale che fa invidia alle metropoli. De Luca? È uno che lavora, rappresenta gli umori di un popolo». Dall’alto del suo bellissimo campus universitario anche il rettore Raimondo Pasquino, che per qualche giorno è stato in gioco come candidato alternativo a De Luca, ha una buona idea di Salerno. «Vedo uno stile di vita, una cultura nuova. E una classe dirigente intelligente e attenta ai cambiamenti. De Luca ha una grande capacità di guida, interpreta lo spirito di novità».
Il guaio è proprio questo. Si viene a Salerno con un fascio di copie di articoli e dichiarazioni che dipingono un uomo arrogante e razzista, un sindaco sceriffo come quelli nati in terre leghiste e ti ritrovi tra le mani un fiume di appunti che vanno da un’altra parte. Sono tutti manipolati? Tutti omertosi, come insinua qualcuno? Persino il suo avversario cittadino, Edmondo Cirielli (sì, proprio quello della omonima legge sulla prescrizione) che sei mesi fa ha strappato la Provincia al centrosinistra, si mostra meno duro del previsto. Certo, dice che il sindaco non ha un’idea dello sviluppo, che c’è il problema dell’occupazione e quello del debito comunale ma poi ci tiene a far sapere questo: «Sicuramente la città ha avuto un miglioramento significativo. Tra noi due c’è un rapporto di considerazione, non lo giudico negativamente anche se spettacolarizza tutto». Cirielli sente che la battaglia per la Regione sarà dura e teme che il candidato del centrodestra, l’ex socialista Stefano Caldoro, possa faticare contro De Luca. «Caldoro è molto inglese, ma i campani sono passionali. Se io avessi fatto la campagna elettorale in stile british forse non sarei stato eletto».
Usciamo di nuovo dai palazzi del potere e giriamo per la città in cerca di problemi. A chi viene qui a Salerno negli ultimi anni si consegna un elenco di grandi architetti internazionali che hanno fatto i più importanti progetti. Bofil per il Crescent appunto. E poi l’inglese Chipperfield per la cittadella giudiziaria, l’irachena Zaha Hadid per la stazione marittima, lo spagnolo Calatrava per il porto di Marina D’Arechi. Bene, tutto bene. Ma alcune di queste opere o non sono ancora partite oppure sono bloccate. La città giudiziaria, per esempio, è un mezzo scheletro dietro la stazione: ferma da tempo perché la ditta costruttrice è fallita e per ripartire servono passaggi lunghi. «Sì, è vero la burocrazia rallenta i lavori - dice Michele Figliulo, segretario del Pd per il quale non deve essere facile convivere con uno come De Luca - Ma la città è cambiata non c’è dubbio». Stesso parere del segretario degli edili Uil, Luigi Ciancio che punta l’indice sul gioco dei ribassi: «Se si premia chi ribassa il prezzo poi si rischia di finire con il blocco dei lavori. Però, insomma: con pregi e difetti Salerno è un punto di eccellenza qui al Sud».
Alla fine riusciamo faticosamente a scovare qualche oppositore. In un bar del corso incontriamo («Ormai sembriamo carbonari», dicono) qualcuno che la pensa in modo difforme. Pierluigi Morena ha 40 anni, è avvocato ed è del “Comitato No Crescent”. Dice: «Quella costruzione deturperà il paesaggio e chiuderà il centro. Pensi che stiamo parlando di un edificio alto 33 metri e lungo 215. Abbiamo fatto ricorso al Tar». Fausto Morrone invece viene dal Pci, poi è passato nel Pd e da qualche giorno è finito nell’Idv. Dice che in città c’è un’aria irrespirabile e che il degrado di Napoli esalta Salerno.
«La città è piena di cash and carry ma nessuno ha favorito la rinascita economica, si sono persi migliaia di posti di lavoro». È convinto che De Luca abbia una «intelligenza inquietante» e, proprio nelle ore in cui Di Pietro si ammorbidisce, lui è convinto che l’Idv non potrà mai sostenerlo. Anche Emilio D’Agostino, docente di giornalismo all’università, non ha una buona idea del suo sindaco. «La sua cifra è il linguaggio - spiega - spesso è rozzo e volgare. Lui ha una capacità manipolatrice, usa la tv in modo pericoloso».
Voci fuori dal coro. Nelle strade di Salerno intanto il traffico è lento (e questo di sicuro è un problema che resta) e i cantieri aperti vanno avanti senza sosta. Quello dove sorgerà la luna crescente è all’inizio del lungomare, a ridosso del porto e a due passi dal corso. Da lì si vede un panorama mozzafiato: Vietri e la strada che si inerpica verso la costiera. Un tempo in questa zona c’erano quelle che i salernitani chiamano le «chiancarelle», abitazioni demaniali vecchie e fatiscenti. «Il rifugio delle prostitute e degli spacciatori», dicono gli abitanti. Era un postaccio insomma.
In un angolo c’è ancora un albergo vecchio e brutto (il Jolly) ora abbandonato: sarà buttato giù. Per il momento gli operai procedono con lo sterro verso il mare, poi si vedrà. C’è tempo ancora. E chissà se alla fine Salerno avrà davvero la sua luna in terra o si accontenterà di quella che è in cielo.




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