Spesa pubblica e corruzione

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In questi giorni in Commissione Controllo Bilanci, della quale sono presidente, si sono svolte le audizioni dei Commissari che comporranno la futura Commissione Europea. Hanno avuto ad oggetto, tra l'altro, le politiche di investimento economico, in tutti i settori - dalla ricerca alle infrastrutture, dall'ambiente alla formazione professionale -, si è discusso di cooperazione, di fondi per lo sviluppo, delle somme da destinare all'occupazione. Si parla di economia e di lavoro: della vita delle persone, della loro dignità, del loro futuro e dei loro sogni. I manovratori di questa politica parlano poco delle frodi sui fondi europei. La parola corruzione è meglio non pronunciarla. È, invece, proprio l'intreccio tra frodi, corruzione e criminalità organizzata che determina un capillare controllo illecito della spesa pubblica. La gestione illegale del denaro pubblico determina che le somme che l'Unione Europea destina agli Stati membri non vengano effettivamente impiegate per lo sviluppo economico ed il lavoro, bensì finiscano per arricchire comitati d'affari in cui dominano politici corrotti, prenditori di soldi pubblici e mafie dai colletti bianchi e sporchi. Non stiamo discutendo di piccoli truffatori, ma di un sistema. Un sistema che invia anche i soldi nei paradisi fiscali per poi farli rientrare attraverso il riciclaggio di Stato dello scudo fiscale.

È un collaudato meccanismo che, per mezzo di miriadi di società, finanzia attività politiche ed anche partiti. Perché non vi è la volontà politica di contrastare questo sistema illegale? Perché si perde il controllo della spesa pubblica, dell'economia assistita, dei finanziamenti pilotati, degli appalti truccati, dei progetti truffa, della simbiosi con la criminalità organizzata che porta consenso e voti alla politica. Si perde il controllo del mercato del lavoro e di poter decidere chi ha il privilegio di lavorare grazie ai fondi pubblici, non si ha più il potere di avere in pugno la dignità delle persone, concedendo lavoro, magari precario, così il ricatto permane duraturo: ius vitae ac necis. Si perde il controllo del voto che si ottiene in cambio di finanziamenti e lavoro; del resto, mafie e politica hanno in comune il controllo del territorio ed il consenso. È questo un sistema solo italiano? No. Certo, in Italia, la corruzione è divenuta un sistema politico-economico-finanziario-istituzionale. Le mafie si sono istituzionalizzate. Ma anche in altri Paesi la situazione è grave. Le stesse Istituzioni comunitarie vengono attraversate da illegalità; appalti per la realizzazione di edifici, spese ingiustificate, frodi in altri Paesi dell'Unione. Lo stesso contrasto alle truffe da parte dell'OLAF (l'Ufficio antifrode europeo) è stato caratterizzato da luci, ma anche da ombre. La popolazione europea pretende altro. Si deve evitare che il sistema criminale radicato in Italia non sia da esempio per chi, anche in Europa, non vuole realizzare diritti e perseguire obiettivi nell'interesse della collettività, ma solo fare affari con i soldi di tutti.

31 gennaio 2010
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