Poli Bortone: «Il Pdl mi corteggia, ma i margini sono stretti»
di Susanna Turcotutti gli articoli dell'autoreNel giro di 48 ore, il suo nome è diventato il busillis nel quale si aggira un po’ sbigottito il centrodestra pugliese. Il ministro Fitto e i colonnelli ex An l’hanno fatta fuori come possibile candidata del Pdl, puntando su Rocco Palese, Pierfurby Casini l’ha recuperata e lanciata come terzo cavallo di disturbo e ora Berlusconi va strepitando che voleva lei, da lanciare alla presidenza della Puglia. Del resto, nel centrodestra circolano battute del tipo: «Così è Palese che si perde». Per cui lei, Adriana Poli Bortone, ex missina, ex aennina, leader del movimento “Io sud”, si gode sommessamente il momento di gloria. Senza escludere affatto di essere alla fine la Polverini pugliese,il mome che riunisce Pdl e Udc.
Tentano di recuperarla, dal Pdl?
«Si sta cercando di trovare un dialogo, ma non so quali margini possano esserci ancora».
Alla chiusura delle liste manca un mese. Il tempo c’è.
«Io sono dell’idea che se si chiede aiuto a qualcuno, è perché non si è sicuri di vincere, nonostante quel che si proclama: ma allora bisogna mostrarsi flessibili nei confronti della persona cui si chiede aiuto».
Detto fuori dal politichese?
«Ormai i candidati quelli sono, non possiamo trovare altri nomi».
Niente Mister X che spunta dal cappello per superare l’impasse?
«Non saprei chi. E poi ne sarei mortificata: dovrebbero spiegarmi perché non dovrei essere io».
Presuntuosa.
«Sì, ma tutti i politici lo sono, altrimenti farebbero altro».
Altri abboccamenti?
«Io sono sempre disponibile a parlare, ma non lo sono più ad ascoltare chi fa documenti contro di me».
Allude a Fitto?
«Lui no, non ufficialmente: però gli ex An sì. Una lettera contro di me indirizzata a Berlusconi. Mai visto un livello del genere».
Pare che la odino...
«Capisco Fitto, perché il suo obiettivo era mettere un suo uomo. Ma questi ex aennini... forse sono preoccupati per il loro futuro: ma vorrei tranquillizzarli. Ho un’età, tra cinque anni toglierei il disturbo».
Esclude di fare un passo indietro?
«Pensarlo significa non conoscermi. Non mi ritirerei mai».
Magari in favore di qualche posto di prestigio, qualche sottosegretariato?
«Mi sentirei mortificata all’idea di accettare uno scambio del genere».
Potrebbe diventare la candidata di tutto il Pdl oltreché dell’Udc?
«A me la cosa continua a non dispiacere. Vede, non è che io sia una masochista: quella è la mia area di appartenenza. Non so se ci siano i margini: ma so che con una mia candidatura unitaria ci sarebbe una concreta speranza di giocarsi la partita».
Nel Pdl si dice che bisognerebbe imparare la lezione di Vendola.
«Infatti. servono regole di selezione della classe dirigente. Si pensa che siccome c’è Berlusconi, allora basterà sempre lui per vincere. Però non è così che si costruisce un partito».
Meglio le primarie?
«È quel che mi è mancato. Le avrei affrontate volentieri, con la stessa testardaggine di Vendola. E con Palese me la sarei giocata bene. Mi sono sempre saputa conquistare il consenso della gente».
“Vendolina” del centrodestra, la chiamano alla Camera...
«Per strada la gente mi chiama Adriana, e a lui Nichi».
Palese, invece...
«Conosce il suo mestiere, gli manca quel minimo di effervescenza».
Ne ha parlato con La Russa, che tanto pare spendersi per un accordo?
«Sì, ma sembrava che mi facessero una cortesia. Non si fanno così gli accordi: se c’è bisogno di qualcosa in più bisogna concedere di più».
Al dunque, lei è in piena trattativa.
«Mah, io sono tranquilla. Stiamo organizzando un grande evento, con Casini. Sa, ci conosciamo dall’83».




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