La voce della piazza
Non ho votato Bersani segretario, ma Bersani è certamente un segretario di tutto rispetto. Ha il curriculum giusto, il piglio, l'autorevolezza e il timbro vocale. Perfino quell'accento, che parla di Emilia rossa e Romagna nazional popolare, sono perfetti per il ruolo. E se mette in fuga un po’ di «folgorati sulla via del Vaticano», per me va benissimo. Di più: penso che si può fare un po’ di strada insieme. Noi, cittadini attenti e probi, preoccupati per lo stato in cui versa la democrazia nel nostro Paese e loro, dirigenti e militanti del maggiore partito di opposizione al Governo che è responsabile di questa deriva. Non ci aspettiamo di essere festeggiati (non lo faceva neanche il Pci buon'anima, quando gli portavamo, anni fa, critiche severe, ma anche idee e voti), ma considerati sì. È chiedere troppo? No. Allora: ascoltaci, Bersani. La manifestazione del 5 dicembre, con quel titolo , «No Berlusconi day», che richiama uno stile, ne convengo, un tantino «qualunque», è, tuttavia, una manifestazione sacrosanta. Esprime un rifiuto netto verso l'operato di un uomo che da troppi anni si fa beffe delle regole, impone la sua sottocultura maschilista e arretrata, condiziona l'informazione l'economia e la politica esercitando un dominio, inaccettabile, su troppa parte dei mezzi di comunicazione, usa la sua ricchezza d'incerta provenienza per schiacciare ogni possibile pluralismo. Ma esprime anche, e non è secondario, un grido di dolore spontaneo, collettivo, che nasce dal basso e si diffonde in rete. Ascoltaci, Bersani: quella è la tua gente. Anche se magari vota Di Pietro, anche se ha simpatia per Beppe Grillo, anche se non ha più simpatia per nessuno e riesce soltanto a gridare: «basta», al colmo dell'avvilimento e della delusione. Vacci, in mezzo a questa gente, Bersani. È lì la massa. O non ve ne frega più niente di essere un Partito di Massa?




Condividi su: 
















