Mr. Lodo
Gira una foto di Angelino Alfano, detto Lodo, piuttosto compromettente. L’hai guardata con una sorta di materno sgomento. Il ministro vi compare aggrappato al suo telefonino: le palpebre calate, le labbra sollevate a mostrare due splendide arcate dentarie strette in una morsa di disappunto. Un ventaglietto di rughe d’impressione (son tempi duri per chi governa sulle carceri) marchia precocemente lo zigomo sinistro e l’impeccabile cravatta porpora a losanghe gialline è scentrata rispetto ai bottoni della camicia. Qualcosa nella postura rigida, nelle sopracciglia stupefatte, nella faticosa ampiezza della fronte corrucciata, segnala il disagio del giovanotto. Benché una morbida peluria occulti appena una pelata di potenza bersaniana, Angelino è nato nel 1970. Secondo gli standard italiani dovrebbe ancora rispondere, da precario, in un call center. E non sempre dicendo: «Sìssignore».




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