Giuseppe Belleri: «Quelle sei ragazze sedute sulle sue ginocchia e le altre foto censurate»
di Marco Bucciantinitutti gli articoli dell'autore
È già tutto successo. Le foto, la presunta privacy dell’uomo più pubblico d’Italia, le denunce, la contro verità di Berlusconi e dei suoi avvocati, il divieto a sapere e vedere e verificare se il presidente del Consiglio dice il vero. «No, disse il falso. Le foto lo inchiodavano, ma ci vietarono di mostrarle ai cittadini». L’altra volta fu Oggi a pubblicare le foto di Villa Certosa. Era la Pasqua del 2007, Berlusconi ricevette sei ragazze in Costa Smeralda. Le coccolava, tenendole a due alla volta sulle ginocchia. Tutti ricordano quegli scatti (di Antonello Zappadu). Oggi esaurì le copie e preparò una seconda uscita, e forse una terza, «spalmare è un modo per vendere e rientrare delle spese d’acquisto delle foto», spiega l’allora direttore Pino Belleri, in seguito avvicendato da Andrea Monti e adesso responsabile degli inserti speciali della Rcs-periodici. «Avevamo le foto che smontavano la ricostruzione di Berlusconi e Bonaiuti. Loro parlarono di una festa del partito, addirittura della presenza dei fidanzati delle ragazze. Ci sono 400 scatti, anche in campo largo, nei quali non compare nessun altro che le ragazze, dapprima cinque, poi una sesta, e il premier e due uomini della sicurezza, guardinghi ma marginali, disinteressati. E nessun altro».
Dopo l’intervento censorio del garante, la vicenda si avviò sul penale, e lo stesso Belleri fu coinvolto: se gli scatti sono «violazione di dati personali» e quindi illegali, chi li compra è indagato per ricettazione.
La foto più nota è quella di Berlusconi nel gazebo con le tre ragazze. Disse: eravamo in posa per un fotografo.
«Nello scatto ritratto da Zappadu - da lontano - non c’è nessuna figura, né ombra che dimostri questa presenza. E Berlusconi in quella foto tiene una mano nelle parti intime della ragazza vestita di nero e l’altra sotto la maglietta della ragazza vestita di verde. Chiude gli occhi in un accenno di estasi: era in posa per qualche scatto?»
.
Foto imbarazzanti, verità raffazzonate, divieti provvidenziali. Eppure la vicenda scemò in fretta...
«Non ci vennero dietro né la stampa né le tv. Finì in burletta. Si evitò di discutere sul merito delle foto, e ci si arrovellò sul perché circolavano certi scatti, quale era l’interesse, se era giusto o no che la vita privata...»
Era giusto o no? Era violazione della privacy o diritto di cronaca?
«Per la difficoltà di realizzazione e per il contenuto è stato il maggior scoop fotografico degli ultimi 30 anni».
Ledeva la privacy di Berlusconi?
«Quando fummo davanti al Garante, noi, i nostri avvocati, e di là Ghedini con i suoi collaboratori, si evitò con cura l’argomento vero: la privacy di Berlusconi è uguale alla nostra di comuni cittadini? Per me no. E in tutti gli altri paesi la trasparenza per un uomo così pubblico dev’essere maggiore. Le garanzie andrebbero diminuite con il crescere della notorietà e del potere. E dovrebbero aumentare le responsabilità nei comportamenti. In quel caso, avevamo l’esempio opposto. Mai si è visto un capo del governo o dell’opposizione ritratto in situazioni simili. E in America avrebbero pubblicato tutto il materiale».
Perché pochi mesi prima lei rifiutò di pubblicare le foto di Sircana che in macchina avvicinava un trans?
«Sircana era un personaggio assai meno noto e nel caso si rivelava una vicenda che ritenni davvero privata. Con Berlusconi era diverso: aveva appena dialogato con la moglie a mezzo stampa. L’accusa - «chissà cosa c’è alla corte dell’imperatore» - e le famose scuse: «perdonami, Veronica, sono solo piccole bagatelle». Quelle foto dimostravano che Berlusconi aveva pubblicamente mentito: alla moglie, agli italiani. Giornalisticamente era un scoop».
La massacrarono.
«Il giornale di Belpietro mi scatenò l’inferno contro. In un fondo definì oggi un “porno rotocalco”. Questi i toni. Loro con Sircana non si tirarono indietro, però».
Cosa accadde dopo l’uscita?
«Berlusconi diffuse la sua versione, facendo a pezzi il materiale. Disse che le foto erano state “tagliate”, facendo scomparire alcune persone presenti. Che lo zoom di alcuni scatti falsificava il contesto. Che era un raduno di dirigenti di Forza Italia. Nessuna delle 400 foto di quel giorno conferma la loro versione».
Cosa si vede negli scatti proibiti?
«Ci sono sei ragazze con il premier. Si alternano sulle ginocchia, e nel prenderlo per la mano, si divertono al laghetto, nel labirinto di rocce granitiche. Lui le abbraccia, le palpa. Due ragazze furono “identificate”. Delle altre quattro non si seppe niente, né il nome, né l’età».



Condividi su: 
















