Fantasma Tiananmen, vent'anni fa il massacro

di Gabriel Bertinettotutti gli articoli dell'autore

Vent’anni da Tiananmen, vent’anni dal massacro che soffocò la primavera democratica di Pechino. Un tempo sufficientemente breve perché lo sdegno e il dolore restino vivi nella memoria dei protagonisti e di coloro che si appassionarono nel mondo a quelle drammatiche vicende. Ma anche abbastanza lungo perché un giornale di Chengdu, nella provincia del Sichuan, nel 2007 pubblicasse un articolo intitolato «Omaggio alle forti madri delle vittime del 4 giugno», che avrebbe dovuto essere censurato. A quanto pare non fu un atto di coraggio.

Il giovane redattore che lo mise in pagina confessò ingenuamente di non essere a conoscenza del significato di quella data, chi fossero quelle madri, cosa fosse mai accaduto sulla Tiananmen il 4 giugno del 1989. Successo della propaganda di regime, trionfo del silenzio imposto dalle autorità cinesi. C’è anche l’episodio di cui fu protagonista l’ignaro giornalista di Chengdu nella storia a fumetti intitolata per l’appunto Dimenticare Tiananmen, pubblicata dal Becco Giallo con prefazione di Riccaro Noury, di Amnesty International. L’oblio è uno dei leit-motiv della rievocazione elaborata da Davide Reviati attraverso una sorta di andirivieni onirico fra presente e passato.

Ma assieme alla tentazione di rimuovere l’onta, per cinismo, per opportunismo, per stanchezza, emerge la determinazione indomita di chi continua a porre domande ed a cercare la verità. La primavera di Pechino e il suo soffocamento non sono relegati in un angolo della memoria da «tutti i militanti dei diritti umani, le madri e i parenti dei ragazzi e delle persone uccise che ogni anno all’approssimarsi dell’anniversario sono arrestati o posti agli arresti domiciliari». Così si legge in uno dei passi che accompagnano lo sviluppo iconografico della storia, prima che irrompa la tentazione dell’oblio. Un disegno riproduce le sembianze di Zhao Ziyang. Allora era segretario generale del partito comunista. Fu l’unico dirigente ad opporsi all’intervento militare.

Pagò il suo coraggio con gli arresti domiciliari fino alla morte nel 2005. «Neanche lui ricordo», dichiara il narratore. Zhao invece ha ricordato, e di nascosto ha dettato su nastro magnetico il diario di quelle ore tragiche. Da quelle cassette trafugate all’estero è nato un libro, che aiuterà a non dimenticare Tiananmen.

31 maggio 2009
  • Condividi su:Condividi su: 
  •  Facebook
  •  Twitter
  •  Myspace
  •  Google
  •  Delicious
  •  Digg
  •  Linkedin
  •  Reddit
  •  Ok Notizie
  •  Blinklist
  •  Zic Zac
  •  Technorati
  •  Live
  •  Yahoo
  •  Segnalo
  •  Up News
--------------------------------------------------------------------------------------------------------