Usa, prima class action contro Google per la norma sui marchi
Non bastavano le proteste, numerosissime, per la violazione della privacy che hanno investito la sua funzione «Street View», ora per Google arriva anche quella che alcuni esperti legali hanno definito la prima class action sulla questione della normativa sui marchi registrati negli Usa. Secondo quanto riporta il New York Times, la causa l'ha intentata nei giorni scorsi presso la Corte Federale del Texas la Fpx, piccola società di software conosciuta con il marchio FirePond, per conto di tutti i titolari di marchi del Texas.
Tutto nasce dal fatto che Audrey Spangenberg, amministratore delegato della FirePond, facendo una ricerca su Google col nome della sua azienda, lo ha sì trovato in cima alla lista dei risultati, ma preceduto a sinistra dalle inserzioni delle società rivali, che hanno pagato Google per far comparire i loro messaggi pubblicitari ogni qualvolta qualcuno fa una ricerca col nome Firepond, un marchio registrato.
Quest'ultima ha contestato le politiche del motore di ricerca. L'accettazione, infatti, da parte di Google, di queste utilizzazioni concorrenziali dei marchi ha infastidito molte altre società, incluse American Airlines e Geico, che hanno però raggiunto degli accordi con la società fondata da Larry Page e Sergej Brin.
Intanto, continua la bufera su «Street View». La Grecia ha deciso di impedire al gigante del web la raccolta delle immagini finché non si avranno maggiori garanzie sulla privacy. Lanciato negli Stati Uniti due anni fa, Street View permette agli utenti di accedere a una galleria di immagini tridimensionali in continuo aggiornamento in oltre 100 città tra Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Francia, Spagna, Italia, Olanda e Gran Bretagna. Proprio a Londra, nel marzo scorso, scoppiarono le prime proteste dopo che tra le immagini visibili a milioni di utenti in tutto il mondo finirono coppie di amanti appartati in uno sperduto parco inglese o uomini mentre uscivano da un sexy shop. Google allora fu costretto a oscurare le migliaia di immagini compromettenti. Il mese successivo, una nuova bufera scoppiò per la preoccupazione degli utenti che le immagini delle loro villette e dei negozi potessero attirare i ladri. Così, nei paesini di Broughton, a nord di Londra, i residenti scesero in strada per bloccare l'auto di Google che stava scattando le immagini.



Condividi su: 
















