'Zerofobia', cimeli nelle macerie che raccontano la vita
di Enrico Fierro inviato a L'Aquilatutti gli articoli dell'autore
ONNA (L'Aquila)
Le macerie raccontano la vita. Domenica di Pasqua mi aggiravo tra le case crollate di Onna. Mi ha colpito un mucchio di povere cose sparpagliate tra la polvere e i tufi sbriciolati.
Un volume della Treccani, un paio di occhiali da vista, e una rarità: un vecchio lp (così si chiamavano fino a pochi anni fa): «Zerofobia», di Renato Zero. Un disco in vinile, un pezzo che i collezionisti sarebbero pronti a contendersi nelle aste della rete. Di chi era? Chi lo metteva sul “piatto” e azionava la puntina del giradischi (anche questo oggetto, ormai, è una rarità) per ascoltare le parole di una delle canzoni più belle contenute nel disco?
«Morire qui», si chiama e fa, se la memoria resiste ancora, più o meno così. “Che strano, esisto anch'io sotto il tuo stesso tetto...Non mi piegherò”. Parole semplici, ingenue, che forse rasserenavano parte della giornata di chi le ascoltava. Le macerie raccontano la vita.



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