L'Aquila, cristiani e musulmani pregano insieme

Da tre giorni pregano insieme sotto una tenda, improvvisato luogo di culto comune per sfollati islamici e cattolici. Ognuno ha implorato il suo Dio, tutti hanno pensato alle persone che non ci sono più. A Castelnuovo, frazione di San Pio delle Camere (L'Aquila), prima del terremoto i locali della chiesa del borgo servivano anche come luogo di incontro per la comunità macedone. Oggi, immigrati di fede islamica e paesani si sono uniti in preghiera nel cimitero, davanti alle bare delle vittime del borgo, che, dopo i funerali all'Aquila, sono state tumulate nel pomeriggio. A dare l'ultimo saluto c'era anche il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini.

La comunità piange sei morti, ma oggi i feretri tumulati erano due: quelli di milio Sidoni, 90 anni e della moglie Maria Fina, 85. La bara del figlio Emanuele, 60 anni, è stata portata a Roma dove l'uomo viveva. Di quelli che abitavano la casa è rimasto solo il cane, Bianca, adottato dai soccorritori toscani. La quarta vittima è Maurizio Rocco, 90 anni. L' uomo è morto in ospedale per le ferite subite durante il sisma ed è stato sepolto ieri. Gli altri due morti sono macedoni: i feretri sono stati trasferiti nel Paese d'origine.

Nel campo di soccorso allestito dalla Regione Toscana ai piedi di quel che resta di Castelnuovo - il campo è gestito da pubblica assistenza, Misericordia, Croce rossa e vigilanza antincendi - vivono i 200 abitanti del borgo. Fra loro, 40 macedoni, arrivati da venti anni nel borgo, per lavorare come muratori, soprattutto. Due di loro, i fratelli Gemal e Refik Hasani, sono morti sotto le macerie. Le bare ieri sono state portate nella loro città, Gostivar, per i funerali. Ficret, abitava con loro.

«Ho sentito il terremoto - racconta - sono corso verso la porta. Poi non ricordo più niente, solo di aver alzato gli occhi e, all'improvviso, di aver visto il cielo». Insieme a due connazionali, Ismail e Dzedzvet, Ficret ha scavato con le mani, ha estratto i corpi degli amici. Poi, i sopravvissuti si sono ritrovati nel campo di soccorso: decine di tende con 12 letti ciascuna, mensa comune, bagni, ambulatorio.Una tenda è stata lasciata vuota, destinata a luogo di culto.

«Abbiamo pregato per i morti - dice Ismail -, tutti insieme, fianco a fianco, cristiani, islamici, tutti. Dio è uno solo per tutti, la chiesa e l'islam hanno la stessa tradizione». Ieri, a pregare con loro, c'era Elvira De Angelis, 81 anni, viva per miracolo «Una scala non è crollata, il resto sì. Ce l'ho fatta a scendere in strada».

Anche stamani, davanti a una tv appoggiata in mensa su un pacco di vivande, i macedoni, Elvira e molti altri hanno seguito i funerali dell'Aquila. «Vivono qua da venti anni - racconta Elvira - sono stati proprio loro, i macedoni, i muratori, a costruire chiese e cimiteri. Davanti al dolore, le preghiere sono le stesse per tutti». Elvira si appoggia a un volontario della Misericordia, lo guarda: «Sono i nostri angeli», dice. La tenda destinata a luogo di culto oggi è chiusa. Devono spostarla più in là. Fuori c'è un Vangelo, appoggiato sopra una croce di legno. Anche quella l'hanno costruita in questi giorni, con quel che c'era, i macedoni.

10 aprile 2009
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