Tragedia al largo delle coste libiche. Affondano tre barconi

Tragedia nel Mediterraneo. Tre pescherecci con a bordo un numero imprecisato di clandestini che si dirigevano verso l'Italia sono affondati al largo delle coste libiche. La notizia viene dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni citando fonti diplomatiche a Tripoli. Secop le prime ricostruzioni sarebbero oltre 300 i dispersi. 21 i corpi recuperati.

Resta ancora da chiarire quante imbarcazioni sono state coinvolte. In un primo momento si era diffusa la voce che i mezzi erano due. Il primo, che trasportava 253 persone, sarebbe affondato al largo della coste di Tripoli. Almeno 23 persone sono state tratte in salvo dalla guardia costiera libica.  Un altro barcone malandato sarebbe colato a picco, e le 342 persone che si trovavano a bordo risulterebbero disperse. «Sappiamo che altre due imbarcazioni andavano alla deriva, ma non conosciamo le esatte condizioni e il numero dei migranti che si trovavano a bordo», riferisce il portavoce libico.

Altri 350 migranti, invece, sono stati soccorsi e salvati, invece, domenica scorsa da un rimorchiatore italiano al largo delle coste libiche dopo che l'imbarcazione su cui viaggiavano si è trovata in difficoltà: nella ridda di voci sui naufragi di carrette del mare avvenuti nelle ultime ore una notizia ufficiale arriva dalla Guardia Costiera.

Secondo quanto riferito all'ANSA dal Comando generale delle Capitanerie di Porto l'allarme è scattato la sera del 28 marzo, sabato, e l'intervento di soccorso, condotto insieme alle autorità libiche, si è concluso domenica pomeriggio, quando il barcone è stato rimorchiato fino al porto di Tripoli. Sani e salvi tutti gli occupanti.

Protagonista dell'operazione di soccorso è stato il rimorchiatore italiano Asso 22, di 75 metri, iscritto a Napoli, che normalmente assiste tre piattaforme petrolifere al largo della Libia. Proprio da una di queste piattaforme, ricostruisce la Guardia costiera, sabato intorno alle 23 sono state trasmesse al rimorchiatore le coordinate di un barcone stracarico di migranti che navigava in condizioni precarie. L'unità italiana si è subito diretta sul posto, dove si è unita ad una motovedetta della Guardia costiera libica, che era già intervenuta e che ha coordinato le operazioni di salvataggio, trovandosi il barcone in acque affidate alla giurisdizione di Tripoli per quanto riguarda l'attività di ricerca e soccorso. Tre militari libici sono così saliti sul mezzo italiano che a mezzanotte e mezzo ha agganciato il barcone e cominciato il rimorchio. Alle 15 di domenica 29 l'arrivo nel porto di Tripoli dove l'imbarcazione con i migranti è stata presa in consegna dalle autorità locali.

Nelle ultime ore, sulle coste siciliane, erano approdati altri 400 migranti, mentre più di duecento erano sbarcati nella giornata di domenica. A Lampedusa la situazione nel Cie è tornata incandescente, con 720 ospiti e strutture di assistenza sempre meno adeguate. Domenica il sindaco Dino De Rubeis aveva denunciato ritardi nei soccorsi, dovuti, secondo lui, alla scarsità di medici e ambulanze dopo il mancato rinnovo della convenzione a Medici senza Frontiere.

Il ministro Maroni, nel frattempo, ha annunciato che il problema verrà risolto alla radice: «Gli sbarchi termineranno il 15 maggio prossimo, quando entrerà in vigore l'accordo siglato dal governo italiano con quello libico sul pattugliamento congiunto delle coste».

«È indispensabile creare un canale umanitario, sicuro e fuori dai traffici clandestini», controbbatte padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli che esprime dolore e sconcerto per quanto accaduto. «Questa è l'ennesima tragedia che si conuma ai danni di chi, in cerca di una vita libera e dignitosa, è costretto ad affidarsi a trafficanti senza scruopoli per raggiungere l'Europa» si legge nella nota inviata dal Centro, che invita a «non rimanere indifferenti davanti alla mancanza dei più elemntari diritti umani. Ancora una volta - prosegue la nota - le politiche cosiddette di sicurezza messe in atto da molti governi europei tra cui quello italiano risultano inefficaci nel gestire un fenomeno inarrestabile come quello delle migrazioni forzate».

«Anche negli accordi con la libia - sostiene padre La Manna, il governo italiano non dovrebbe negoziare in alcun modo il rispetto
dei diritti umani e la garanzia della possibilità di accesso all'europa a chi si mette in viaggio in cerca di protezione». 

Sconcerto viene espresso anche dall'agenzia «habeshia», impegnata nella cooperazione allo sviluppo. «Perchè non è stato possibile evitare simili tragedie? cosa fa l'agenzia «frontex» (l'agenzia che gestisce la cooperazione operativa alle frontiere esterne dell'Ue, n.d.r) se non può prevenire queste tragedie? Il suo compito è solo quello di impedire che gli immigrati arrivino vivi nel continente europeo? non potrebbe fare prevenzione salvando vite umane dalla morte per annegamento nel mediterraneo, che già da tempo è diventato la tomba dei disperati? L'Europa deve avviare una seria politica di programmazione di reinsediamento dei richiedenti asilo politico e rifugiati, apolidi, profughi.

Non serve alzare barricate di navi, militari o accordi bilaterali che non prevedono la salva guardia della dignità e vita umana».

30 marzo 2009
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