Cai, danni collaterali 5mila esuberi a Fiumicino
di Gioia Salvatoritutti gli articoli dell'autore
Addetti alla sicurezza, alle mense, alla pulizia, alla movimentazione merci e alla manutenzione degli impianti. Altra gestione per Alitalia, altra vita per l’indotto. Una vita fatta di cassa integrazione o mobilità, ammortizzatori sociali dovuti che non arrivano, ammortizzatori sociali che non arriveranno perché non spettano. Il territorio chiede aiuto e ieri i circoli locali del Pd hanno fotografato la crisi e chiesto aiuto a Provincia e Regione dal teatro Traiano di Fiumicino.
Più di tremila sono i lavoratori dell’indotto di Fiumicino che in questi giorni, dopo due mesi e mezzo dal debutto del primo volo Cai, il posto lo rischiano o l’hanno già perso. Di questi duemila, secondo una stima approssimativa della Cgil, sono gli «invisibili», precari, collaboratori, stagionali, già andati a casa. Poi ci sono 1300 lavoratori che rischiano il posto: sono i meccanici manutentori di Ams, la manutenzione punta d’eccellenza della vecchia Alitalia, e 760 addetti al catering di Lsg. Già avviate le procedure di mobilità, poi, per un centinaio di lavoratori di quattro società di pulizia, logistica e mensa. Potrebbero andare a casa all’inizio dell’estate. Seges, una società che si occupa della pulizia sugli aerei,manda a casa 31 dipendenti su 62. I vertici aziendali vorrebbero trasferire a Tel Aviv e nel Sud Est Asiatico l’attività. A casa anche 35 dei 118 dipendenti di Sodexò, una società che cura la mensa; 27 su 68 dei lavoratori di Giacchieri logistica e 16 di Giacchieri pulimento. Tagli giustificati con la riduzione degli organici Cai-Alitalia e con la riduzione dei voli. «Il prestito ponte non ha risolto i problemi: qui c’è una crisi che qualcuno sta pagando due volte», ha detto la responsabile del lavoro del Pd Lazio, Daniela Monteforte.
Il primo appuntamento, con 400 famiglie che rischiano di ritrovarsi sul lastrico, è quello con la vendita dell’azienda di manutenzione Ams: c’è un mese di tempo per le offerte e al momento nessun compratore. C’era una promessa in un lodo firmato a palazzo Chigi: Cai avrebbe siglato un accordo con Finmeccanica e Fintecna per garantire il futuro dell’azienda di manutenzione: «Fintecna e Finmeccanica facciano un passo avanti, il governo si impegni per il rispetto degli accordi o si diano da fare le istituzioni locali», è l’appello del segretario della Cgil Roma e Lazio, Claudio Di Berardino. La risposta più attesa, anche dai lavoratori, è quella del governatore del Lazio, Piero Marrazzo: comprerà, la Regione, le quote Ams? Il presidente dice «ni» e fa appello agli imprenditori: «L’imprenditoria deve dire qualcosa, o lo sanno fare solo i padani? Mi aspetto una risposta, se non ci sarà non lascerò affondare il settore manutenzione». Il presidente ha poi fatto sapere che firmerà a Fiumicino, simbolicamente, il patto di fine legislatura con i partiti. Ma quello che vogliono i lavoratori sono soluzioni concrete subito. Per questo i consgilieri Pd e Sd del comune di Fiumicino presenteranno emendamenti al bilancio per sgravi su Irpef e asili ai lavoratori colpiti dalla crisi Alitalia. Dopo Ams viene Lsg, ben 760 lavoratori, già in cassa integrazione a rotazione per tre settimane al mese. Che ne sarà di loro a fine anno? «Regione e Provincia propongano a Cai un piano per l’acquisizione delle aziende dell’indotto, sviluppino con Cai un’azienda per lanciare i collegamenti a lungo raggio», è la richiesta del Pd del litorale.
Non solo indotto: i cassintegrati Cai-Alitalia hanno ricevuto solo in questi giorni, con 4-5 mesi di ritardo, qualche soldo: 112 euro per Mario per la «cassa» di novembre, 300 euro per Arianna, invalida «in cassa» da gennaio. Michele Meta, membro della commissione Trasporti della Camera, presenterà una mozione entro metà aprile che impegni il governo al rispetto degli accordi.




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