L'Antitrust multa i produttori di pasta: c'era un'intesa sugli aumenti

Le associazioni dei consumatori se lo chiedevano da un po': perché il prezzo del grano è sceso e la pasta continua a costare quasi il doppio dell'anno scorso? La risposta è finalmente arrivata dall'Antitrust: speculazione. Si traduce così, infatti, l'alleanza che i pastifici italiani avevano stretto per decidere insieme gli aumenti di prezzo e limitare così la concorrenza. Il cartello riuniva praticamente tutti i grandi produttori: Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, Garofalo, Nestlè, Rummo, Zara, Berruto, Delverde, Granoro, Riscossa, Tandoi, Cellino, Chirico, De Matteis, Di Martino, Fabianelli, Ferrara, Liguori, Mennucci, Russo, La molisana, Tamma, Valdigrano. Ventisei aziende che, insieme all'Unipi, l'unione dei pastai italiani, dall'ottobre del 2006 fino almeno al marzo 2008 si accordavano sugli aumenti da far pagare a distributori e consumatori.

La multa in totale ammonta a più di 12 milioni di euro, mentre altri mille euro sono stati la sanzione nei confronti dell'Unionalimentari, unione nazionale della piccola e media industria alimentare che, in quanto associazione d'impresa, ha divulgato una propria circolare per indirizzare gli associati verso un aumento uniforme di prezzo.

L'Antitrust non ha contestato gli aumenti delle singole aziende, quanto la decisione congiunta e le modalità anticoncorrenziali con le quali si è arrivati agli aumenti stessi. Secondo l'Antitrust i copiosi documenti rinvenuti nel corso dell'istruttoria dimostrano inequivocabilmente che le imprese hanno concertato una comune strategia di aumenti dei prezzi. Questo ha permesso alle aziende di piccole dimensioni, caratterizzate da costi produttivi più elevati (dovuti a una minore efficienza produttiva) di aumentare i prezzi: le catene distributive, in presenza di incrementi generalizzati, sono state infatti costrette ad accettare i nuovi listini. Da parte loro le imprese maggiori, che non volevano essere le sole ad aumentare i prezzi, hanno azzerato il rischio di perdere significative quote di mercato.

Le associazioni dei consumatori chiedono ora un risarcimento: «Bene l'intervento dell'Authority, conferma le denunce dell'Adoc degli ultimi due anni - dichiara il presidente Carlo Pileri – il prezzo della pasta è cresciuto in maniera esponenziale, anche di oltre il 30%, mentre il prezzo del grano ha avuto e sta avendo un forte ribasso. È stata messa in atto una fastidiosa speculazione, aggravata dal periodo di crisi nera che stiamo attraversando. Non bastano le sanzioni, giustissime, dell'Antitrust. Come forma di risarcimento per tutti i consumatori danneggiati, i produttori multati dovrebbero operare un taglio dei prezzi di almeno il 20% su tutti i loro prodotti».

Sarà dura però ottenere risarcimenti, visto che le aziende si sono affrettate a dire che quella dell'Antitrust è una gigantesca svista: Barilla fa sapere di «non condividere la sostanza e le conclusioni del provvedimento e di essere estranea a presunte azioni di cartello ai fine di determinare un aumento del prezzo della pasta» e per questo farà ricorso. Si «riserva di agire nelle sedi competenti» anche la Garofalo che «ribadisce con fermezza di non aver mai aderito a presunti accordi di cartello finalizzati ad influenzare la dinamica dei prezzi sul mercato e di non aver mai operato nessun tipo di speculazione ne alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori». Infine, l'Unipi, dichiara che «nel settore non vi sono state speculazioni, né si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori. Le ragioni che hanno determinato tensioni sul prezzo al consumo della pasta – spiegano – sono riconducibili, in particolare, all'andamento dei fattori di costo di produzione, il più importante dei quali è rappresentato della materia prima, la semola di grano duri».

Il Codacons ricorda invece che «nel 2008 abbiamo più volte denunciato all'autorità come i prezzi al dettaglio della pasta crescessero senza alcuna ragione, mentre il costo del grano diminuiva sensibilmente, anche fino al 62%».

26 febbraio 2009
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