I tagli della Gelmini, solo briciole alla ricerca
di Maristella Iervasitutti gli articoli dell'autoreGelmini maestra unica elenca gli sprechi. Il ministro Brunetta si vanta di «aver salvato l’Italia» e precisa che al governo sta a cuore la ricerca: «Del resto sono un professore universitario...» aggiunge. Resta il fatto che il presidente Napolitano ha parlato a ragion veduta: occorrerebbe proprio rimettere mano alle scelte di bilancio sugli Atenei e «salvare» dalle sofferenze la ricerca.
Tagli indiscriminati
Con un decreto finanziario, ora legge 133, Tremonti ha imposto tagli durissimi ai fondi di finanziamento ordinari (Ffo) degli atenei. Quasi 1500 milioni di euro nei prossimi cinque anni (2009-2013), gravando su un bilancio già anoressico. Una pesante cura dimagrante dalle conseguenze immediate: riduzione dei servizi agli studenti e dei laboratori, manutenzione di aule e biblioteche, peggioramento della qualità della didattica, forte riduzione delle attività di ricerca. Già perché a tutto questo bisogna abbinare la drastica riduzione del turn over del personale e l’incognita che pesa come un macigno di trasformare le Università in fondazioni. Non solo. Poi è arrivato il decreto Gelmini, meglio noto come legge 180. Con tutta una serie di norme e regole volte a privilegiare quasi esclusivamente gli atenei virtuosi lasciando in cattive acque le università con bilanci o quasi vicino al rosso. E per la ricerca solo uno specchietto per l’allodole: l’annuncio dal 2009 di 150milioni di euro per favorire l’assunzione di giovani e diminuire l’età media dei docenti. «Tremila posti in più per i ricercatori», disse la Gelmini. Ma molti atenei hanno i bilanci in perdita. Con questo scenario sarà proprio difficile per un ricercatore resistere dal richiamo dell’estero, visti i vincoli alle nuove assunzioni, le sospensioni di alcuni bandi di dottorati di ricerca e il pericolo dell’aumento delle tasse d’iscrizione. Forse l’Onda non aveva tutti i torti nel sostenere che oltre alla «fuga dei cervelli» si arriverà alla fuga degli studenti universitari.
La ricerca bistrattata. L’Italia ha sottoscritto l’agenda di Lisbona dell’Unione Europea, in cui gli Stati membri si impegnavano a investire in ricerca e sviluppo il 3% del prodotto interno lordo. Ebbene, tra i paesi del G8 l’Italia ha una delle spese per ricerca e sviluppo più basse: raggiunge a malapena l’1,1%, meno della metà di quanto spendono Francia e Germania. Nature, la prestigiosa rivista scientifica criticò il governo Berlusconi: «Attacchi insensati e miopi. Farebbe meglio a considerare la ricerca un investimento nell’economia della conoscencza del ventunesimo secolo».
Gli spot
Mentre da un lato si compromette l’aspirazione di chi voglia intraprendere la strada della ricerca e dell’insegnamento universitario, dall’altra si corre ai ripari con misure di facciata. Dopo gli scandali sacrosanti della parentopoli universitaria ecco le nuove regole per i concorsi: peccato però che la tanta auspicata trasparenza è solo uno spot. Per ogni concorso ci saranno infatti sempre 2 vincitori: uno che prenderà possesso della cattedra bandita e l’altro che potrà essere chiamato da altri atenei. Dunque, la protezione del «cocco» del barone non viene eliminata.
Sprechi e numeri
della Gelmini «In Italia si laureano meno studenti che in Cile, questo anche se nel nostro Paese ci sono 95 università» tra sedi centrali e distaccate. Nel 2001 i corsi di laurea erano 2444, oggi 5500. Le materie insegnante sono circa 170mila, contro una media europea di 90mila. «Nessun ateneo italiano è entrato nella graduatoria delle migliori 150 università del mondo stilata dal Times: Bologna è al 192esimo posto. Si sono moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze degli studenti, aumentando la spesa in maniera incontrollata. Molte università hanno i conti in rosso. Siena spende per il personale il 104% del suo finanziamento; la Federico II di Napoli il 101% con decine di milioni di euro di passivo».
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- candida
- 02-03-2009 - 13:41:39
vorrei sapere ma i bambini che ora sono in seconda terza quarta continueranno ad avere sempre i 3 maestri.perchè altrimenti sarebbe un guaio se la maestra che finora le ha insegnato matematica le insegnerà italiano. qualcuno può drmi una risposta.grazie
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- Carla Minchillo
- 25-02-2009 - 20:34:07
GELMINI SCUOLA: In attesa della riforma per le Superiori occorre continuare con la “formazione in itinere” sulle «Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione» per i docenti della Classe A075 e A076. BARI - Ad un avvenire «incerto» ed «insicuro» nella Scuola della Gelmini, i docenti di Trattamento testi e dati si sono dati appuntamento, come avviene da dieci anni ad oggi, al corso di formazione e aggiornamento. Continua così la loro formazione in «itinere» e lasciano ai politici italiani e ai «gruppi di lavoro» organizzare la riforma della Scuola italiana. E’ stato senza alcun dubbio un successo il corso di formazione e aggiornamento svoltosi al «Lenoci» in questi giorni. L’affluenza dei docenti che hanno partecipato all’evento formativo dell’Assodolab, ha confermato, ancora una volta, sia la validità dei corsi organizzati dall’Associazione Nazionale Docenti di Laboratorio sia l’attualità delle due discipline – Classe A075 e A076 – impartite negli Istituti Tecnici Commerciali e Istituti Professionali per il Commercio. L’Associazione che ha organizzato e curato l’evento formativo è un Ente accreditato dal MIUR secondo la Direttiva n. 90 del 1 dicembre 2003 ed effettua in tutta Italia, là dove viene richiesto dai docenti, corsi di formazione e aggiornamento nel campo «tecnologico» non solo per i professionisti delle due classi di concorso ma anche per gli insegnanti della scuola dell’infanzia, di primo e secondo grado. Attiva da ben nove anni, l’Associazione ha un proprio sito all’indirizzo www.assodolab.it, ed ha la sede nazionale è a Trinitapoli, nella nascente Sesta provincia pugliese. All’evento del capoluogo pugliese, hanno preso parte in qualità di relatori: Nello Mongielli, direttore responsabile di BariSera che ha effettuato un excursus sull’Informazione e la Comunicazione in generale, le notizie da inserire in prima pagina sui quotidiani cartacei e quelli on-line, nonché sugli altri mezzi di comunicazione. Il secondo intervento è stato quello del prof. Michele Perilli, docente di informatica presso l’Università agli Studi di Foggia che ha relazionato sulle “Reti Informatiche”. Dopo un piccolo «bleak» per pausa caffè, l’incontro ha avuto seguito con l’intervento del prof. Antonio D’Antini, docente di Laboratorio di Informatica Gestionale presso l’ITCS “Silone” di San Ferdinando di Puglia, che si è soffermato sulla nuova versione del software libero OpenOffice.org, passando dal Writer, Calc, Impress, Draw e Base. Un altro argomento trattato è stato quello del prof. Agostino Del Buono, docente della classe di concorso “A075 - Trattamento testi e dati”, che sperimenta in prima linea le nuove tecnologie presso l’Istituto scolastico “Silone” ove insegna da diversi anni. L’unità didattica scelta per questo incontro dal presidente dell’Assodolab, è stata quella relativa all’utilizzo del libro elettronico nelle Scuole superiori, passando ovviamente, dalla scuola dell’Infanzia a quella elementare e media inferiore. L’utilizzo dell’«e-Book» in questi ordini di Scuola si è rilevato fondamentale nel processo di insegnamento e apprendimento dei ragazzi di questa età. In questo caso vengono “confezionati” dei prodotti utili non solo ai docenti delle diverse discipline ma anche agli stessi discenti. Gli insegnanti che hanno partecipato all’evento hanno avuto modo di vedere e sperimentare da vicino e “praticamente” il software proposto dal docente, presidente dell’Assodolab, passando dalla elaborazione di un testo, alle immagini, ai suoni, fino ad assemblare i file per ottenere il prodotto finito «e-book». L’incontro si è concluso con la compilazione di un questionario appositamente preparato sulla valutazione del corso e su alcuni software da utilizzare nel campo tecnologico ed informatico nei prossimi corsi di formazione dei docenti ed insegnanti nella scuola riformata dalla Gelmini. Rimangono le incertezze dei docenti delle classi di concorso A075 e A076, per il loro futuro nella Scuola disegnata dalla Gelmini che tra un paio d’anni vedrà coinvolgere anche i docenti delle Superiori. Carla Minchillo carla.minchillo@tiscali.it
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- 8.
- era
- 24-02-2009 - 21:43:29
AL MINISTRO GELMINI RICHIESTA DI MORATORIA CONTRO LA PENA DI MORTE INFLITTA ALLA SECONDA LINGUA COMUNITARIA Una moratoria contro la ”pena di morte” inflitta dal Ministro Gelmini alla seconda lingua comunitaria: questa la proposta nata a seguito dell’Assemblea e della Manifestazione nazionale organizzata dall’Associazione Radicale Esperanto, cui hanno partecipato l’AISPI - Scuola, l’ANILS (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere), l’ANP (Associazione Nazionale Presidi), il CIDI (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti), il CIP (Comitato Nazionale Precari), i COBAS, la FIS (Federazione Italiana Scuole), la FLC-CGIL, il LEND e Scuola.Base. Giorgio Pagano, segretario dell’Era, si è fatto portavoce di questa richiesta attraverso una lettera in cui si chiede al Ministro Gelmini “d’avviare una discussione approfondita sulle più opportune politiche linguistiche pubbliche d’insegnamento delle lingue straniere e, in particolare, sugli effetti economici da queste generati”. Infatti gli ultimi dati economici (2005) stimano che il “tutto inglese” veicola verso il Regno Unito un flusso di danaro pari a 350 miliardi di euro l’anno, equivalenti a oltre il 3% del PIL dell'Unione europea: i cittadini dei Paesi non anglofoni pagano, quindi, in modo più o meno palese, circa 900 euro pro capite annui al Regno Unito. Cifra che, con questo decreto, tende ad elevarsi esponenzialmente per la parte italiana. Da qui l’obiettivo principale dell’iniziativa: la richiesta di vagliare approfonditamente la migliore politica pubblica d’insegnamento delle lingue straniere.
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- anna
- 24-02-2009 - 17:14:27
Brunetta professore universitario. Di bassa statura in tutti i sensi!
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- 6.
- francesco
- 24-02-2009 - 16:36:47
come al solito la soluzione è peggiore del problema
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- 5.
- barbara
- 24-02-2009 - 13:13:16
...mandano via i Cervelli e impediscono lo sviluppo di nuovi...così, quando l' Italia sarà completamente lobotomizzata, potranno decidere cosa fare senza doversi preoccupare neanche di ciò che pensa la gente....
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- 4.
- salvatore
- 24-02-2009 - 13:02:08
la cosa peggiore del decreto è che è mascherato dietro un'aurea di presuntà bontà (riduzione sprechi...) che la maggioranza delle persone non percepisce affatto come tale. sarebbe interessante un po' di dialettica su questi argomenti, ogni tanto. un dottorando (in fuga)
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- 3.
- matteo
- 24-02-2009 - 12:38:44
basta con il dare la colpa ogni volta a Berlusconi, alla sinistra. Gli Italiani che votano sono grandi e vaccinati e se non capiscono che la ricerca è di tutti peggio per loro.Basta urlare dalle pagine dell'Unità di quanto è deleterio Berlusconi!..Agli Italiani piace Berlusconi e l'Italia così come sono! Piantatela di cercare di risvegliare le coscienze o di voler redimere chi non vuole essere redento!
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- 2.
- Entwistle
- 24-02-2009 - 12:14:52
Ma Franceschini che dice????
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- 1.
- salvo
- 24-02-2009 - 10:57:25
vogliono le scuole e le universita private, il progetto e di smantellare la scuola pubblica per non consentire a tutti di avere una opportunita di studio. dicono che ci sono cervelli in fuga dall'italia, la verita è che i cervellli l'italia li manda via a calci nel sedere, e con questi tagli cesserà anche la cacciata dei cervelli. nessuno parla di migliiorare il sistema scuola (tutto) con strutture piu adeguate alle esigenze di oggi, ci hanno superato anche paesi del terzo mondo. parlano di sprechi, premiare i migliori, ma se ci sono universita e scuole che funzionano male perchè non si va a ricercare la causa ed adottare misure adeguate per la cura anzicche tagliare? la risposta sta nelle prima due righe diquesto commento.



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