Berlusconi incontra Brown e spara: «Banche nazionalizzate». Poi ritratta

Mentre in Borsa i big del credito italiano continuano a sprofondare (ieri un’azione Unicredit è calata sotto un euro) il premier Silvio Berlusconi annuncia improbabili nazionalizzazioni, salvo fare subito marcia indietro. Tra le diverse ipotesi sul tavolo per contrastare la crisi economica c'è anche quella della nazionalizzazione delle banche, rivela Berlusconi nella conferenza stampa a margine dell’incontro con il premier inglese Gordon Brown. «Per ora è solo un'ipotesi avanzata da qualcuno, qualcosa su cui ci stiamo esercitando - aggiunge - L’ipotesi potrebbe prevedere come impegno quello di continuare a fornire credito come prima. Ma se fosse così facile non sarebbe così arduo trovare una soluzione». Frasi abbastanza ambigue da seminare molti sospetti anche sul sistema italiano, finora rimasto fuori dalla girandola di crack finanziari che ha investito molti Paesi occidentali. Solo più tardi il premier chiarisce che quell’ipotesi non riguarda le banche italiane. ma nel frattempo la frittata è fatta.

Tremonti bond Intanto resta ancora aperto il problema del credito in Italia. le imprese denunciano una stretta, le banche aspettano l’intervento pubblico per migliorare lo stato dei loro bilanci. Così, è ancora tutto fermo. Annunciato già mesi fa, il decreto per il sostegno alle banche dovrebbe ricevere oggi l’ok della commissione Ue per diventare operativo. Almeno così assicura il ministro Giulio Tremonti. Il provvedimento è stato al centro di una lunga trattativa tra il Tesoro e gli istituti di credito, che all’inizio temevano l’ingresso pubblico nel capitale. Decisiva è stata la mediazione di Bankitalia, che ha seguoto passo passo la genesi del provvedimento. L’ultima versione, oggi all’esame di Bruxelles, prevede la sottoscrizione di titoli da parte del Tesoro, che poi saranno rimborsati dalle banche con con una remunerazione del 7,5% per il primo anno, in crescita negli anni successivi fino all’8,2%. Un livello di remunerazione considerato dai banchieri in linea con i costi di mercato. Le ultime modifiche ai Tremonti bond «vanno verso le nostre aspettative», ha detto ieri il presidente dell’Abi Corrado Faissola. A sbloccare definitivamente la partita è stata la decisione di eliminare l’ipotesi di pagamento di un sovrapprezzo da parte degli istituti al momento del rimborso dei prestiti. Quante banche utilizzeranno questa opportunità per allentare i cordoni della borsa in favore di imprese e famiglie? Ancora non si sa, ma indiscrezioni indicano i big italiani disposti a farsi avanti, soprattutto per evitare di restare a secco di liquidità rispetto ai competitor stranieri. i quali hanno già usufruito di poderose iniezioni di liquidi da parete dei loro governi. Anche in questo caso, però, come in quello dell’auto, se le operazioni non sono coordinate rischiano di creare squilibri competitivi sul mercato. È il caso, in Italia, della Bnl che ha già usufruito degli aiuti di Parigi al gruppo Bnp Paribas. Unicredit starebbe vagliando l’ipotesi di usare le misure del governo austriaco.

Fiducia Secondo Tremonti, tuttavia, non bastano gli stimoli del governo per reagire alla crisi. «L'opinione che ho visto crescere in questi giorni è che per superare la crisi non bastino un insieme di interventi finanziari articolati - ha detto il ministro - ma serva introdurre l'elemento della fiducia, non c'è stimolo che possa sostituire questo fattore fondamentale». Anche il ministro dell’Economia ha parlato di nazionalizzazioni come «tema internazionale». «Ma il dibattito nel mondo è: ha senso usare i soldi dei contribuenti per salvare le banche e acquistare roba falsa?», ha osservato il ministro.

20 febbraio 2009
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