RELIGULOUS: quattro risate tra le religioni

di Pasquale Colizzitutti gli articoli dell'autore

Religulous

di Larry Charles
scritto e interpretato da Bill Maher
fotografia Anthony Hardwick
montaggio Jeff Groth, Christian Kinnard, Jeffrey M. Werner


Il documentario alla “Michael Moore” è una formula collaudata: prendete argomenti “sensibili”, trattateli senza peli sulla lingua e metteteci un pizzico di sensazionalismo. In RELIGULOUS la verve iconoclasta e schietta di Bill Maher, noto comico Usa, commenta le assurdità delle tre religioni monoteiste puntanto sul “dubbio”. Si vedono dei tipi veramente suggestivi. Il Cattolicesimo negli Usa ha filiato degli straordinari cialtroni. Alcuni ce li mostrava Sasha Baron Cohen in visita a una comunità dove si praticavano miracoli a ogni seduta.

Per questo doc c’è Larry Charles, lo stesso regista del portentoso “Borat” (certo non troverete il portentoso Baron Cohen). Maher fa emergere il ridicolo con naturalezza, specie quando intervista ex vocalist diventati ricchi predicatori, ex gay sposati con ex lesbiche, ex ebrei convertiti e la fauna dei parchi a tema dove replicano la crocifissione in musical. Piccola capatina al Vaticano, dove un teologo americano cita un sondaggio: gli italiani in difficoltà mettono Gesù al 6° posto tra i santi a cui si rivolgono. Siamo o no il Paese dei cento campanili (e centinaia di santi)?. Viva la varietà.
 

Mano pesante anche sull'Islam fondamentalista. Maher vola in Olanda, luogo emblematico dove si tollera anche l’intolleranza. Lo insegna l’omicidio del regista Theo Van Gogh fatto fuori da integralisti islamici da anni residenti ad Amsterdam. Il comico conclude che c’è una tendenza del mondo integralista a usare la violenza cosa che la Chiesa cattolica ha ormai superato (vedi Crociate e cristianizzazione forzata dei “selvaggi”). Ora si serve più astutamente di lobby e potentati.

A Gerusalemme ce n'è anche per l'Ebraismo ortodosso (anche qui grasse risate). Resta però l'emblema dello “speakings’ corner” di Hyde Park, nel cuore di Londra, dove predicatori, dei in terra o eletti espongono a passanti e turisti le loro teorie. Sintesi perfetta del vociare isterico dei credi d'ogni fattezza. 

Cosa ottiene “Religulous” dallo spettatore, dopo averlo bombardato con immagini di fedeli mischiate a distruzione e morte? Niente dalla buona fetta di chi lo vedrà perchè sicuramente già si tratta di non-credenti, avallando la sensazione che questi prodotti siano un po’ autoreferenziali. Però il suo autore si augura di risvegliare i timidi anti-religiosi. Se pure c’è ancora qualcuno che ha voglia di allontanarsi dalle prediche religiose per imbarcarsi in prediche razionaliste.
 

In Italia il doc ha avuto una coda polemica. L'associazione “Vera Libertà” ha rovinato qualche manifesto pubblicitario – ci stanno le tre scimmie omertose vestite come il Papa, un rabbino e un mullah – con strisce adesive tipo “Ateo no” e “Vergogna” (che fantasia!). Il blog dell'associazione, nelle intenzioni del presidente Mario Arsi vuole essere “uno strumento per far luce e guidare, affinchè la libertà d'espressione non si trasformi in libertinaggio”. La bagarre sicuramente porterà più gente in sala (da venerdì 13 febbraio). Sul sito invece niente post di commento alla prode iniziativa perché, avvertono dispiaciuti, “il tono è scaduto in quello della mera offesa, se non della libera imprecazione. In ogni caso continuiamo a pubblicare i vostri commenti moderati solo nei confronti delle bestemmie (!)”.
 

Niente a che vedere con la polemica furente del mese scorso per la campagna pubblicitaria prevista su due autobus di Genova finanziata dall’Uaar, l’Unione atei agnostici italiani, che ci spiegava: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno". L'idea era partita dalla British Humanist Association, poi ripresa negli Stati Uniti, Australia e Spagna. A Barcellona per esempio la frase era: “Probabilmente dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita”. La cattiva notizia per la Uaar, dopo la discesa in campo delle gerarchie cattoliche, è che alla fine il gestore della pubblicità sui bus genovesi ha rifiutato lo spazio prima promesso. Quella buona? I 13mila euro raccolti con la sottoscrizione sono tutti nel cassetto mentre la frase circolava gratis in tv e sulle strade della rete, arrivando a molta più gente.

Nulla di cui essere contenti, s’intende: in Italia chi tocca la Chiesa si ustiona. Eppure pochi giorni dopo la bagarre a Roma comparivano manifesti regolarmente autorizzati con scritto: “Dio esiste, lo sanno anche gli atei”. Sui mal di stomaco per la vicenda Don Gallo, il prete di strada col sigaro, ha posto un caustico sigillo: “Dio esiste, ma non sei tu. E allora rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi”.

pcolizzi@gmail.com

12 febbraio 2009
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