I Patti Lateranensi compiono 80 anni. La bioetica li mette alla prova

Ottant'anni fa, Stato e Chiesa decidevano di essere «ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». Era l'11 febbraio del 1929 quando i Patti Lateranensi divennero il pilastro delle relazioni tra Italia e Vaticano. Una relazione controversa, rivista e corretta 25 anni fa, nel Concordato del 1984 e che oggi, alla luce del caso Englaro, assume contorni più indefiniti.

Se ne discuterà nell'ambasciata italiana presso la Santa Sede, dove come di consueto verranno ricevuti il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio. Napolitano e Berlusconi, dunque, nei prossimi giorni si troveranno faccia a faccia con il cardinale Bertone, segretario di Stato vaticano. E non ci sono dubbi che si guarderanno con occhi diversi. La Chiesa ha pubblicamente espresso il suo «vivo apprezzamento» per la scelta del governo di presentare un disegno di legge mentre Eluana era ancora nella clinica di Udine. Napolitano, lo sappiamo, rifiutò di mettere la sua firma sotto al decreto che avrebbe accelerato i tempi della legge.

La diplomazia vaticana ai tempi dei Patti lateranensi non esitò a stringere un'intesa con Mussolini pur di garantirsi «quel tanto di corpo che basta per tenersi unita l'anima». Da allora ha scelto la via di un rapporto quotidiano, quasi personale, con gli uomini di Stato, una linea che ancora oggi gli consente uno spazio nel dibattito politico che ha pochi eguali nel mondo.

Bene, per il futuro non hanno intenzione di cambiare vita: «La collaborazione non è un obbiettivo che si raggiunge una volta per tutte - scrive oggi l'Osservatore romano - è un programma chiamato a svolgersi nel tempo, con continuità ma pure con quella mutevolezza di contenuti concreti che è, necessariamente, determinata dal volgere delle stagioni e dal mutare delle esigenze». Che oggi si chiamano - ricorda il quotidiano vaticano - «l'emergenza educativa, la condizione degli anziani, le immigrazioni, la disoccupazione, le nuove povertà, la caduta dell'etica nell'economia e nella vita pubblica».

10 febbraio 2009
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