Eluana, nuova intimidazione del governo: la clinica non ha le condizioni
Dovrebbe essere l'ora del silenzio. E del rispetto. Ma dal governo arriva l'ennesima intimidazione, l'ennesimo stop per Eluana Englaro. Per l'assessore alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Wladimir Kosic, la Clinica La Quiete di Udine non possiede infatti le condizioni per attuare il decreto della Corte di appello di Milano ai fini della sospensione della nutrizione e idratazione artificiale ad Eluana Englaro.
A dirlo però non è l'assessore, trincerato dietro a un «no comment», ma il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella, al termine di un incontro a Roma con l'assessore. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha chiesto alla Regione Friuli Venezia Giulia dei chiarimenti sul rapporto esistente tra l'Azienda sanitaria 4 Medio Friuli, nella cui giurisdizione ricade la casa di riposo 'La Quiete',, per chiarire se questo rapporto si situi all'interno o meno delle regole che disciplinano il Servizio sanitario nazionale. «Questo decreto - ha sottolineato Roccella - è sostanzialmente incompatibile con le regole del Servizio sanitario nazionale . C'è una difficoltà oggettiva - ha detto - ad applicare un 'protocollo di morte'».
Nel dicembre scorso un atto di indirizzo del ministro del Welfare bloccò il trasferimento di Eluana alla clinica 'Città di Udine' che si era detta disposta ad accogliere la donna. Ma mentre arriva il comunicato del ministero, il neurologo che segue Eluana Englaro, Carlo Alberto Defanti, annuncia che già domani o venerdì la progressiva riduzione dei nutrienti potrebbe cominciare.
«Il protocollo - ha detto Defanti - è partito nel momento del ricovero e prevede che la quantità di nutrienti venga ridotta dopo tre giorni». Poi il neurologo aggiunge: «È impossibile avere la certezza se Eluana Englaro soffrirà o meno. Possiamo soltanto basarci sulle evidenze scientifiche e queste sono a favore del fatto che non soffrirà». Precisa ulteriormente: «In linea di principio, le sensazioni le prova solo chi le ha e se un altro soffre lo so soltanto se me lo racconta. Non sarà mai possibile sapere se Eluana soffrirà». Ma a questo argomento, ha aggiunto, se ne oppone un altro di ordine clinico. Il punto di partenza, spiega Defanti, «è l'osservazione di ciò che accade nei soggetti con lesioni cerebrali diffuse». Soggetti come questi «perdono il senso della sete», ha spiegato il neurologo, che da alcuni anni segue pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer.
Ma per quanto riguarda l'applicazione del protocollo, dopo le dichiarazioni del ministero e dell'assessore, la casa di risposo 'La Quiete' risponde alla Regione Friuli Venezia Giulia «di voler attuare la sentenza della Corte d'Appello di Milano». La nota - firmata dalla presidente della Quiete, Ines Domenicali - precisa che la Queite intende dare esecuzione alla sentenza con l'ausilio di personale esterno. E il legale della famiglia, Giuseppe Campeis, Englaro replica: «Fino a quando saremo nella legalità non ci fermeremo». Campeis è l'avvocato che, per conto della famiglia Englaro, ha seguito la preparazione del protocollo per l'attuazione del decreto.
Intanto da Lecco le suore che hanno fino ai giorni scorsi accudito Eluana mandano un messaggio e una richiesta a chi adesso la ha in cura: «Vogliamo inviare un messaggio ai nuovi operatori della casa di cura di Udine: di accarezzare Eluana, osservare il suo respiro e ascoltare il battito del suo cuore. Sono i tre elementi che li porteranno ad amarla, perché lei non è un caso ma una persona». È l'appello di suor Albina, direttrice della clinica Beato Luigi Talamoni, dove Eluana Englaro è stata ricoverata per 14 anni fino a lunedì sera.



Condividi su: 
















