Annozero, Santoro: noi linciati. Il Cda Rai: no, tu fazioso
Tirata d'orecchie del cda Rai a Michele Santoro per la puntata di “Annovero” dedicata agli scontri nella Striscia di Gaza. Il Cda di Viale Mazzini ha infatti approvato un ordine del giorno in cui sottolinea che la puntata andata in onda giovedì scorso «ha peccato di intolleranza e faziosità» e si impegna il direttore generale a far sì che i principi di imparzialità dell'informazione «abbiano sempre attuazione nella programmazione della Rai».
Il giornalista si era difeso con una lettera al Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini. Sono state dette molte menzogne, ci sono state gravi e ingiustificate interferenze, sono state rivolte accuse assolutamente infondate: Michele Santoro scrive ai componenti del Cda della Rai dopo l'ondata di polemiche che ha investito l'ultima puntata di Annozero, La Guerra dei bambini, dedicata a Gaza.
«Non è mia abitudine replicare a chi commenta le nostre trasmissioni - esordisce il giornalista nel lungo testo - e ritengo, anche in questa circostanza, di non rinunciare a questo mio comportamento. Tuttavia nel florilegio di dichiarazioni che hanno fatto seguito ad Annozero, a volte assumendo le forme del linciaggio, sono completamente scomparsi i contenuti del nostro lavoro. Siamo stati definiti terroristi, portavoce di Hamas, giornalisti spazzatura. Senza che questi insulti suscitassero adeguate reazioni».
Santoro rinvia al mittente ogni contestazione e sottolinea i risultati ottenuti da Annozero: «Siamo il più seguito appuntamento informativo della televisione italiana in prima serata, con introiti pubblicitari che ci consentono il completo autofinanziamento senza far ricorso al canone, permettendo di destinare risorse importanti alle altre attività del servizio pubblico. Siamo anche tra le trasmissioni meglio posizionate della Rai, tra le poche seguite in prevalenza dal nord del Paese e dalle fasce più acculturate».
Poi passa all'analisi di quanto accaduto la settimana scorsa e dice: «Personalmente considero l'intervento dell'Ambasciatore dello Stato d'Israele, Gideon Meir, una grave interferenza nella libertà d'espressione del nostro Paese. Ma non gliene faccio una colpa. La responsabilità ricade, piuttosto che sulla politica di quel governo, sul difetto di liberalismo del sistema politico italiano e della categoria alla quale appartengo, che non reagisce adeguatamente a queste clamorose invasioni di campo».
Il giornalista spiega poi la “genesi” della puntata: «Ricorrere all'approccio storico avrebbe sicuramente consentito ai sostenitori di Hamas (assenti nel parterre) di mettere in discussione l'esistenza dello Stato d'Israele. Con la nostra impostazione, unica trasmissione, abbiamo potuto affrontare l'argomento in prima serata, decidendo di parlare dei bambini e della possibilità di fermare il massacro, domandandoci se fossero necessari quei corpi straziati per restituire sicurezza allo Stato di Israele». E, sull'accusa di faziosità: «Ma a quale fazione apparterrei? Ad una piccolissima fazione che conta qualche centinaio di aderenti. Se qualcuno avesse chiesto a quei bambini: 'Preferireste vivere?', cosa avrebbero risposto? 'Certo che si. Bene, io la penso esattamente come loro».
Ma Santoro considera l'insulto più grave quello di Lucia Annunziata che, in studio, disse che la trasmissione era sbilancia in favore dei palestinesi («La trasmissione, come l'hai impostata finora, scusate ma questo è il mio lavoro farlo, non entro nel merito, è al 99,9%, eccetto la voce della ragazza di prima, tutta mirata...»). «Un insulto gratuito – dice Santoro - assolutamente non giustificato da quello che era stato trasmesso fino a quel momento. Purtroppo, siccome siamo scomodi per il sistema politico - è la conclusione di Santoro - è invalsa l'abitudine di entrare nel nostro studio non per discutere o argomentare ma per insultarci. Tanto non si rischia niente. Io questo non l'ho tollerato la scorsa settimana e non lo tollererò nelle settimane a venire».
Infine, dice Santoro, «ra le tante menzogne scritte su di noi ce n'è una insopportabile: avremmo addebitato la morte dei bambini soltanto alla responsabilità dello Stato di Israele«. E per questo invita il Cda a leggere uno stralcio del dialogo tra lui e la scrittrice israeliana Manuela Dviri, all'inizio della nostra trasmissione, per trarne le «dovute conclusioni».



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