«Voglio la taglia di Bin Laden»
Scrittrice fa causa agli Usa

bin laden
2 agosto 2012
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La scrittrice Mary Pace, già nota per le sue «rivelazioni» su vari misteri italiani, ha fatto notificare al Dipartimento di Stato Usa e al Viminale un atto di citazione dinanzi al Tribunale di Roma, rivendicando la taglia di 25 milioni di dollari per la cattura e l'uccisione di Osama Bin Laden.

La donna, assistita dagli avvocati Carlo e Giorgio Taormina, sostiene di aver fornito alla Cia l'indicazione del luogo dove si nascondeva Bin Laden. La prima udienza è in programma per il 13 maggio del prossimo anno.

L'atto di citazione è in corso di notifica anche al Ministero dell'Interno, affinchè possa testimoniare nel procedimento avviato contro il Dipartimento di Stato Usa il fatto che alcuni agenti di polizia italiana dell'Ucigos verbalizzarono nel 2003 le informazioni fornite dalla giornalista e scrittrice riguardo al nascondiglio di Osama Bin Laden (senza, peraltro, sapere se quelle notizie furono girate alle autorità americane).

Mary Pace è nota, tra l'altro, per la sua frequentazione con l'ex boia delle SS Erik Priebke e per la sua amicizia con l'agente segreto Guido Giannettini, coinvolto nelle indagini su Piazza Fontana.

Secondo l'atto giudiziario redatto dagli avvocati Taormina la donna venne in possesso nell'agosto 2003 di «informazioni molto dettagliate circa il luogo ove fosse nascosto il noto terrorista Osama Bin Laden, ricercato sin dal 2001 per l'attentato dell'11 settembre ed altri atti terroristici, di fatto latitante». Nel dettaglio, «la sua fonte le rivelò che il terrorista si trovava in Pakistan, in un'area di appena 30 Km quadrati tra le città di Wah, Gadwal, Samiwal e Havelian, quest'ultima nel distretto di Abbotabad. In data 2 maggio 2011, Bin Laden veniva individuato ed ucciso dalle forze armate statunitensi, in seguito ad un conflitto a fuoco, proprio nella zona indicata da Mary Pace e, più precisamente, ad Abbotabad».



LA RICOMPENSA
Diversamente da quanto affermato dal portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, secondo cui la ricompensa di 25 milioni di dollari non spettava a nessuno in quanto nessuno aveva riferito informazioni utili, la scrittrice italiana ritiene di aver diritto ad incassare la taglia. «Ove, invece, il Ministero dell'Interno italiano non avesse inviato» alle autorità americane le informazione fornite dalla donna - si legge nell'atto di citazione - andrà ritenuto responsabile per la mancata percezione della ricompensa e dovrà, pertanto, risarcire il danno patrimoniale dalla stessa subito», in misura pari all'importo della taglia.