Vaticano: la scelta del Papa

Desaparecidos: «Papa mai colluso con dittatura»

L'associazione 24 marzo: «Bergoglio non fu connivente con i militari  argentini». Ma una nonna di plaza de Mayo: "Non ha mai parlato dei desaparecidos" | Il Nobel Esquivel: «Bergoglio mai colluso con dittatura»
bergoglio nel 2011 - 480
14 marzo 2013
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Jorge Bergoglio non è stato compiacente con la dittatura argentina. Lo dicono Jorge Ithurburu, presidente dell'Associazione 24 marzo, organizzazione parte civile nei processi contro i militari argentini in Italia, e il premio Nobel per la pace Esquivel. E lo dicono perché, all'indomani dell'elezione a pontefice dell'arcivescovo di Buenos Aires, alcuni giornali e giornalisti argentini avrebbero rispolverato accuse di aver taciuto se non di aver taciuto sul regime, così come su internet sono circolate foto che lo ritrarrebbero mentre porge l'ostia della comunione al feroce Videla, il generale che guidò il golpe del 1976. Ma su twitter molti hanno replicato: quegli scatti sono falsi.

Il Nobel Esquivel: «Bergoglio mai colluso con dittatura»

Jorge Ithurburu, all'agenzia Agi respinge le accuse di chi guarda con sospetto ai rapporti tra l'arcivescovo di Buenos Aires e la giunta militare negli anni della dittatura. «Una cosa è la responsabilità della chiesa cattolica come organizzazione, altra quella dei singoli. Bergoglio all'epoca non era neanche vescovo e di sue responsabilità individuali non c'è traccia».

Le ombre sul passato di Bergoglio sono legate al rapimento di due gesuiti che lavoravano nelle comunità di base e a cui l'allora responsabile locale della Compagnia di Gesù chiese di ritirarsi poco prima del golpe. I due sacerdoti rifiutarono e, subito dopo il colpo di Stato, furono rapiti e rinchiusi presso l'Esma da dove vennero rilasciati circa sei mesi dopo. «È evidente», spiega Ithurburu, «che l'episodio può essere letto in due modi: i capi dei due gesuiti sono responsabili di averli lasciati soli, oppure si può pensare che gli stessi capi siano intervenuti per ottenerne la liberazione. Propenderei per la seconda ipotesi: l'Esma non liberava nessuno per caso. Ma nessuno nella Chiesa ammetterà mai che è stata condotta una trattativa segreta. La Chiesa non parla di queste cose. La liberazione dei due sacerdoti resta però un fatto».

Ithuburu ricorda come fu Bergoglio a rilasciare l'autorizzazione affinchè Esther Ballerino de Careaga e Maria Ponce de Bianco, due madri di Plaza de Majo, assieme alla missionaria francese Leonie Douquet, fossero seppellite nella chiesa di santa Cruz dove erano state uccise l'8 dicembre 1977. «E anche questo», rileva, «è un fatto».

Secondo il presidente dell'associazione 24 marzo, «non toccava certo a Bergoglio spendersi pubblicamente in quegli anni. Non aveva ruoli di responsabilità nell'episcopato, non sedeva nella conferenza episcopale: di 33 vescovi soltanto cinque si espressero nettamente contro i crimini della giunta. Ho invece notizia del suo lavoro di mediazione per salvare vite in pericolo». Per Ithurburu conta il Bergoglio di questi ultimi anni: «La sua evidente opzione per i poveri, l'uomo che viene invitato a pranzo da una comunità di base e si alza per lavare i piatti, l'enorme lavoro sociale di tantissimi sacerdoti nelle bidonville e a favore dei nuovi immigrati. Sicuramente», aggiunge, «ha un carattere forte e per discutere con lui bisogna accettare le sue regole: la presidente Kirchner, con cui ha avuto più di un contrasto, ne sa qualcosa. Ma la sua elezione», conclude, «è innanzitutto un segno di speranza».

«Non abbiamo mai sentito da lui una parola sui nostri nipoti nè dei desaparecidos», commenta però Estela Carlotto, a capo delle nonne di Plaza de Mayo. Si dice «Disincantata sulla limpidezza di Papa Francesco» al tempo della dittatura in Argentina ma è ottimista: «È un'altra storia; l'importante è sapere che vuole lottare per la pace, la convivenza e l'amore per il prossimo«.