Sudan, a sud nasce un nuovo Stato

Ormai è ufficiale: il 98,83% dei sudanesi del Sud ha votato sì all'indipendenza. A Juba esplode la gioia della popolazione dopo decenni di guerra civile.
Sud Sudan Juba
8 febbraio 2011
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Ormai è ufficiale: il 98,83% dei sudanesi del Sud vuole l'indipendenza da quello che fino ad oggi è stato il Paese più grande dell'Africa. Un risultato annunciato, quello del referendum sull'indipendenza del Sud Sudan, ma che non ha impedito oggi che a Juba, la principale città del Sud Sudan, centinaia di persone si radunassero per festeggiare l'indipendenza presso il mausoleo di John Garang, lo storico leader della ribellione 'sudistà. «Liberi!» gridavano gli attivisti sudsudanesi, cantando e ballando in mezzo alle bandiere di quella che fino ad oggi era una regione semiautonoma: come Simon Puoch, uno studente che ha gridato: «Dicevano che non ce l'avremmo fatta, che la violenza sarebbe scoppiata in Sudan del Sud: ma ora balliamo per festeggiare». Una danza di gioia in effetti inimmaginabile fino a pochi anni fa, in un Paese uscito oltre 20 anni di guerra civile fra il Nord, a maggioranza araba e musulmana, e il sud, nero, cristiano e animista: una guerra che si è intrecciata con sub-conflitti etnici, politici e religiosi come quello che nel solo Darfur, secondo stime dell'Onu, ha provocato in sei anni più di 300mila morti e quasi tre milioni di sfollati.

Ora, grazie al referendum tenutosi del 9 al 15 gennaio scorso, previsto dell'accordo di pace siglato nel 2005 su pressione della comunità internazionale e specialmente degli Stati uniti, per il Sud si apre la strada di un futuro indipendente. Ma si annuncia comunque come una strada difficile e accidentata: entro il 9 luglio, data ultima per l'entrata in vigore dell'indipendenza, i dirigenti del Nord e del Sud devono accordarsi per fissare i dettagli, come la delimitazione delle frontiere e la suddivisione delle grandi risorse petrolifere e di alcune regioni chiave come quella contesa di Abyei - ricca di greggio - dove da gennaio si sono avuti scontri con oltre 60 morti. Gli Stati uniti hanno salutato il risultato della consultazione, e il segretario di Stato Hillary Clinton ha esortato i dirigenti di Nord e Sud Sudan a «continuare a lavorare insieme in vista di un'applicazione completa» dell'accordo di pace del 2005. Le dichiarazioni ufficiali fatte oggi dalle parti, in attesa della prova dei fatti, lasciano spazio a un cauto ottimismo: «Ci impegnamo a mantenire legami fra Nord e Sud», ha detto oggi il presidente Omar al-Bashir, e «a mantenere delle buone relazioni basate sulla cooperazione». Da parte sua il presidente 'sudistà, Salva Kiir, aveva indicato che l'indipendenza «non è la fine del cammino, perché non possiamo essere nemici».